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Àcate (Ragusa)

comune in provincia di Ragusa (35 km), 199 m s.m., 101,42 km², 8000 ab. (acatesi), patrono: san Vincenzo (terza domenica dopo Pasqua).

Centro del settore occidentale dei Monti Iblei, posto alla sinistra del fiume Dirillo, soprannominato dai Romani Achates per l'agata rinvenuta presso le sue rive. Il casale di Biscari, di cui si ha notizia dal 1299, nel 1493 fu popolato a opera di Guglielmo Raimondo Castello, il quale vi fondò un borgo e un nuovo fortilizio, che i suoi discendenti, i Paternò Castello di Catania, ereditarono con il titolo di principi e fecero prosperare. Distrutto dal terremoto del 1693, l'abitato venne ricostruito nel sito attuale. Nel 1938 assunse il nome di Acate, dal nome del fiume, che ha mantenuto il nome di Dirillo soltanto nel primo tratto.§ Il castello si presenta nella ricostruzione settecentesca successiva al terremoto. La chiesa madre di San Nicolò (esistente già nel sec. XVII e rifatta nell'Ottocento) conserva parte dell'abside e del transetto della costruzione originaria. La chiesa di San Vincenzo, fondata nel 1643 e rimaneggiata dopo il 1693, custodisce in una preziosa urna di cristallo il corpo del santo.§ La principale risorsa economica è l'agricoltura, specializzata nelle coltivazioni in serra (ortaggi soprattutto, ma anche fiori e piante ornamentali); altri prodotti sono agrumi, uva da vino (cerasuolo di Vittoria DOC), frutta (soprattutto agrumi), olive e cereali. È praticato l'allevamento bovino, ovino e caprino. Sono attivi mulini e frantoi.§ Dal 1722, ogni anno, la terza domenica dopo Pasqua viene solennemente ricordata la traslazione, da Roma ad Acate, del corpo di San Vincenzo, con il palio preceduto da un corteo storico.

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