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Àreta di Cesarèa

oratore e agiografo bizantino (Patrasso ca. 850-Cesarea ca. 932). Studiò a Costantinopoli alla scuola di Fozio. Metropolita di Cesarea di Cappadocia dal 901, fu seguace del patriarca Eutimio e si oppose a Nicola il Mistico; per questo fu espulso da Cesarea (912), dove poté tornare solo dopo la riconciliazione fra eutimiani e nicolaiti (921). Fu uno degli uomini più eruditi del suo tempo. Dalla sua ricca biblioteca, che contribuì grandemente alla conservazione dell'antica letteratura profana e cristiana, ci sono pervenuti alcuni importanti manoscritti, da lui riveduti e postillati (tra cui il codice di Platone detto Clarkianus). Scrisse un Commentario all'Apocalisse e i Panegirici di alcuni martiri edessenti e del patriarca Eutimio. Le sue dissertazioni teologiche e canoniche, le omelie, le epistole, i discorsi d'occasione e le apologie, opere scritte in uno stile arruffato e oscuro, sono contenuti nei codici Marc. 441 e sono in buona parte inediti.

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