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Àrio

(greco Áreios), prete di Alessandria, eresiarca (? 256-Costantinopoli 336). Iniziatore dell'arianesimo, nella sua predicazione ai fedeli della chiesa di Baucali presentava il Verbo come creatura del Padre e quindi a Lui subordinato. Condannato dal suo vescovo, Alessandro, continuò pervicacemente nel suo errore e si allontanò da Alessandria solo dopo una seconda, solenne condanna da parte di un sinodo di cento vescovi. Trovò allora rifugio presso Eusebio di Cesarea ed Eusebio di Nicomedia, dove compose il suo principale scritto, Thalía (Banchetto), in uno stile di facile divulgazione. Il Concilio di Nicea (325) sanzionò le precedenti condanne. I suoi amici si adoperarono per farlo rientrare nell'ortodossia, ma Ario morì alla vigilia della reintegrazione nelle sue mansioni sacerdotali.