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Èquidi

sm. pl. [dal genere Equus]. Famiglia (Equidae) di Perissodattili, comprendente, nelle forme attuali, 6 o 7 specie (cavalli, asinie zebre), tutti della sottofamiglia degli Equini e del genere Equus, Hemionus e Hippotigris. Gli Equidi hanno forme piuttosto slanciate, con lunghi arti ad appoggio unguligrado e monodattili, risultato del forte sviluppo del 3° dito e della scomparsa delle altre dita. Nelle specie selvatiche il manto ha pelo di lunghezza variabile secondo la stagione e in alcune esiste una criniera di peli eretti. La livrea può essere più o meno uniforme, tranne nelle zebre che hanno manto a strisce bianche e nere. § La storia evolutiva degli Equidi, iniziata nell'Eocene inferiore con la comparsa nell'America settentrionale del genere Eohippus, si compendia nel passaggio da forme di piccola taglia, adatte alla vita nelle foreste, a forme di grandi dimensioni, adatte alla vita nelle praterie, con conseguenti profondi mutamenti anatomici (fra cui, per esempio, il passaggio dalle quattro dita dell'Eohippus alla monodattilia delle forme attuali). Le tappe principali di questa lunga e complessa evoluzione, che vide varie e successive migrazioni dall'America all'Eurasia, si collocano nell'Oligocene (genere Mesohippus), nel Miocene (genere Merychippus) e nel Pliocene (genere Pliohippus e Hipparion). Dal genere Pliohippus ebbe origine il genere Equus, emigrato in Eurasia all'inizio del Quaternario, mentre le forme americane si andarono estinguendo.