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Ètna (vulcano)

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Generalità

Vulcano attivo della Sicilianordorientale, il più elevato d'Europa, posto sul meridiano dell'Europa centrale (detto anche “dell'Etna”), 15° a E di Greenwich. Chiamato anche Mongibello (dall'arabo Gebel, monte), si affaccia al mar Ionio a E e alla piana di Catania a S, ed è delimitato dal corso del fiume Alcantara a N e da quello del fiume Simeto a W e SW, i quali hanno talora scavato il loro letto nelle colate laviche, dando così origine a gole strette e pittoresche. In latino Aetna.

Geografia fisica

L'Etna occupa una superficie di ca. 1600 km² e ha un perimetro di 212 km; la sua altezza (ca. 3323 m) è molto variabile per le frequenti mutazioni, anche di forma, cui è soggetto il cono terminale. Quest'ultimo si innalza isolato su un vasto altopiano, antico cratere ellittico colmato da materiali eruttivi, con il quale si interrompe a ca. 2950 m di altitudine lo sviluppo relativamente regolare del grande rilievo conico. Definito uno “strato-vulcano a forte predominanza effusiva”, l'Etna, formatosi nel Pleistocene, poggia su rocce sedimentarie e precisamente su flyscheo-miocenico a N e a W e su sedimenti pleistocenici (argille, sabbie) a S e a E. Sui fianchi del vulcano si aprono centinaia di crateri avventizi, raccolti in oltre 260 gruppi (sistemi eruttivi), dai quali, durante i periodi di intensa attività, fuoriescono grandi quantità di lava. La natura delle lave è trachiandesitica, con augite, e basaltica a plagioclasi, con pirosseno (augite), olivina, magnetite, apatite ecc., spesso con spiccato carattere alcalino; la ricchezza di triossido di difosforo e di ossido di potassio spiega la grande fertilità del terreno derivato dall'alterazione della lava. I tufi sono spesso di tipo palagonitico. Dal punto di vista morfologico, le lave sono in genere scoriacee, a blocchi o più raramente a corde e spesso a lastroni. Le colate laviche hanno in genere nella parte inferiore, a contatto con il terreno bruciato, uno strato di scorie e lapilli, mentre la parte centrale è più compatta, anche se spesso divisa in prismi per contrazione, e la parte superiore è a scorie o a blocchi irregolari. Le eruzioni etnee sono conosciute e descritte fin dall'antichità, tanto che il monte era indicato come la “fucina di Vulcano”. Una grandiosa eruzione avvenne nel 1669 e la colata lavica, distrutti molti villaggi e colture, seppellì parte della città di Catania e raggiunse il mare. Il vulcano, pur attraversando periodi più o meno lunghi di relativa quiescenza, non ha mai cessato la sua attività. Fra le eruzioni del sec. XX si ricordano quella del 1908, che portò alla formazione di diversi crateri (i monti Riccò), e quella avvenuta nel 1928 durante la quale la lava si diresse impetuosamente verso E, distruggendo Mascali. Nel 1971 l'apertura di due distinti sistemi di bocche eruttive sul versante meridionale e su quello orientale provocò la fuoriuscita di due colate principali (suddivise poi in vari bracci), che causarono danni alle strade, alla funivia e all'economia agricola dei comuni di Milo e di Sant'Alfio. Altre colate laviche, negli anni seguenti, hanno costituito una grave minaccia per i paesi alle pendici dell'Etna: nel 1981 fu la volta di Randazzo; nel 1983, un episodio di effusione lavica sul versante meridionale (a quota 2600-2400 m), durato quattro mesi, fu risolto deviando la lava in un canale artificiale mediante cariche esplosive, cui si è ricorso anche nel 1992 per evitare che la colata lavica investisse il paese di Zafferana Etnea. Nel 2001 un'altra eruzione è arrivata a danneggiare seriamente la funivia, che ha potuto essere riaperta solo nell'estate del 2004. Lo studio e il monitoraggio dell'attività vulcanica dell'Etna, con fini anche di previsione delle eruzioni e di prevenzione dei loro effetti dannosi, è affidato alla sezione di Catania dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il clima varia sensibilmente tra la base e la sommità dell'imponente rilievo montuoso: le differenze di temperatura tra Catania e la parte sommitale si aggirano sui 18 °C. La neve è frequente nei mesi invernali oltre i 1500 m, permanendo alle quote più elevate fino a estate inoltrata, quando le pendici più basse del monte sono rivestite da una vegetazione rigogliosa e da colture tipicamente mediterranee. La vegetazione si dispone sui versanti secondo una precisa stratificazione, che vede la regolare successione dal basso verso l'alto delle essenze mediterranee, del bosco di castagni, querce, faggi, pini e betulle e del pascolo d'alta montagna. La fauna è molto ridotta per quanto riguarda i mammiferi, data l'inospitalità delle parti più alte del vulcano e il denso popolamento delle zone inferiori; più ricca è invece l'avifauna. Tutto il massiccio vulcanico al di sopra della fascia degli insediamenti umani è protetto dal Parco Regionale dell'Etna.

Popolazione ed economia

Completamente spopolato, data l'infertilità delle lave recenti, al di sopra dei 1000 m, il massiccio etneo è invece fittamente abitato sulle pendici più basse, in particolare sui versanti meridionale e orientale, dove l'alterazione delle lave più antiche ha generato un suolo fertile e ricco di sali minerali. A monte di Catania, la “capitale” storica dell'Etna, e di Acireale e Giarre, popolosi centri della costa ionica, una serie quasi continua di abitati risale il monte fino alla quota di 600-700 m, in mezzo a rigogliose colture di agrumi (arance e mandarini), a vigneti che forniscono vini rinomati, a oliveti e a orti che riforniscono il mercato di Catania; sopra i 700 m sono diffusi i castagneti, oggi in gran parte abbandonati e rinselvatichiti. Il versante occidentale e quello settentrionale sono orlati invece da una corona di grossi borghi e cittadine (Linguaglossa, Randazzo, Bronte, Adrano, Biancavilla, Paternò) uniti fra loro dalla ferrovia circumetnea e sede talora di colture agricole pregiate e specializzate (come i pistacchi di Bronte). Un'importanza non trascurabile ha nell'economia etnea il turismo: sia per l'interesse vulcanologico (dalla funivia dell'Etna, che arriva alla quota di 2504 m, è possibile giungere con i fuoristrada fino a 3000 m e da qui accompagnati da guide fino al cratere) sia per gli sport invernali, praticabili sul versante meridionale – dove alla funivia dell'Etna si aggiungono quattro sciovie – e sul versante nordorientale a Mareneve, sopra Linguaglossa.