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Òdi bàrbare

raccolta di poesie di Giosuè Carducci, pubblicate dal 1877 al 1889. Opera della maturità, essa segna, insieme alle Rime nuove, il momento più alto dell'arte carducciana, non tanto per l'abilità con la quale il poeta seppe restituire in una lingua moderna gli antichi moduli strofici, quanto per la rivoluzionaria innovazione che apriva la strada a più libere forme di poesia, affrancate dall'obbligo della rima e arricchite da ritmi più ariosi e concisi. “Queste odi le intitolai barbare – scrisse lo stesso Carducci – perché tali sonerebbero agli orecchi e al giudizio dei greci e dei romani, se bene volute comporre nelle forme metriche della loro lirica, e perché tali soneranno pur troppo a moltissimi italiani, se bene composte e armonizzate di versi e accenti italiani”. I temi delle Odi barbare sono quelli fondamentali della lirica carducciana: il canto delle memorie autobiografiche, il vagheggiamento delle grandi memorie storiche, l'affresco del paesaggio italico, ai quali si affianca una più intima religiosità, il mistero d'una realtà mai completamente percepita. Fra le più note Odi sono: Nell'annuale della fondazione di Roma, Dinanzi alle Terme di Caracalla, Alle fonti del Clitunno, In una chiesa gotica, Nella piazza di San Petronio, Courmayeur, Ruit hora, Mors, Alla stazione in una mattina d'inverno, Sogno d'estate, Presso l'urna di Percy B. Shelley.

Bibliografia

G. B. Salinari, I metri barbari del Carducci, in “Convivium”, sett.-ott. 1948; G. B. Pighi, Poesia barbara e illusioni metriche, in “Convivium”, XXV, 5, 1957; M. Petrini, Postille al Carducci barbaro, Messina-Firenze, 1964; S. Pasquazi, Genesi e modi della poesia carducciana, Roma, 1977.

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