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Òlbia (Olbia-Tempio)

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capoluogo della provincia di Olbia-Tempio, 15 m s.m., 388,73 km², 52.062 ab. secondo una stima del 2007 (olbiesi od olbiensi), patrono: san Simplicio (15 maggio).

Generalità

Città della Gallura, situata in una conca inclinata verso il mare, nella parte più interna del golfo omonimo, sulla costa nordorientale della Sardegna. L'abitato, d'impronta moderna, è al fondo di una stretta insenatura, che penetra nella costa formando un porto naturale. Del territorio comunale fanno parte le isole Tavolara e Molara, comprese nella Riserva marina dell'isola di Tavolara e Capo Coda Cavallo, istituita nel 1997, e la nota località balneare di Porto Rotondo.

Storia

Il territorio di Olbia fu intensamente popolato fin dal Neolitico. L'ipotesi di un'origine greca della città non è suffragata da alcun riscontro documentale, mentre il ritrovamento di alcune necropoli puniche nell'area cittadina (andate distrutte nella ricostruzione del secondo dopoguerra) avvalora l'ipotesi, più accreditata, di una fondazione cartaginese avvenuta fra i sec. V e IV a. C. L'insediamento, in posizione strategica, attrasse l'attenzione di Roma che, dopo un primo vano tentativo di conquista (259 a. C.), se ne impossessò tra il 239 e il 237 a. C., all'inizio della sua penetrazione nell'isola. Conclusasi la conquista romana della Sardegna (111 a. C.), Olbia, cinta di mura e ben collegata con altri centri importanti (Karalis, Tibula e Turris Libisonis), conobbe un notevole sviluppo urbanistico e divenne il principale scalo commerciale dell'isola, raggiungendo la massima fioritura nel sec. I. Con il disgregarsi dell'Impero Romano e il susseguirsi, dal sec. V, delle invasioni barbariche, ebbe inizio un processo di decadenza che vide la città ridotta a un villaggio malsano e i suoi abitanti ritirarsi nell'interno, forse in una località detta Fausania. Solo nel sec. XI, cessato il pericolo delle incursioni saracene, il borgo tornò a rifiorire, intrecciando rapporti commerciali con Genova e Pisa, e con il nome di Civita Terranova divenne la capitale del Giudicato di Gallura. Passata sotto l'influenza pisana nel sec. XIII, nel 1323 venne assediata dalle truppe aragonesi e tre anni più tardi, dopo una strenua resistenza, fu definitivamente conquistata. Esclusa dai commerci con il continente, sotto la dominazione aragonese e spagnola la città conobbe una rapida decadenza, cui contribuirono le pestilenze, la carestia e le frequenti incursioni barbaresche, tanto che alla fine del Seicento non arrivava a contare 500 abitanti. Col passaggio dell'isola ai Savoia (1720), la città, inserita nel Marchesato di Gallura, si riprese lentamente, ma solo dopo il 1930 riacquistò, con l'attivazione del porto, un ruolo di rilievo. Si chiamò Terranova Pausania fino al 1939, anno in cui riprese l'antico nome di Olbia.

Arte

Unica testimonianza del periodo medievale è la chiesa romanica di San Simplicio, eretta tra la fine del sec. XI e i primi decenni del sec. XII. La facciata presenta elementi toscani e lombardi; nel severo interno a tre navate si trovano numerose iscrizioni provenienti dalle distrutte necropoli e cippi romani. La chiesa di San Paolo è una ricostruzione moderna dell'originaria struttura settecentesca. Della città punica, protesa sul mare, sono stati ritrovati un tempio dei sec. III-II a. C. e alcune necropoli. Di età imperiale (sec. I-II) è un impianto termale, servito da un acquedotto.

Economia

Maggior porto passeggeri della Sardegna, con un buon movimento merci, e principale centro di servizi della Gallura, Olbia ha un'economia basata sul settore terziario e incentrata sulle attività portuali, commerciali e turistiche. Intenso è anche il traffico aeroportuale. L'industria opera prevalentemente nei settori alimentare, edile e della lavorazione del legno. Rilevante è l'attività turistica. Diffusa è la coltivazione della vite (con produzione di cannonau e monica DOC e di vermentino DOCG).

Dintorni

Nel territorio comunale si trovano notevoli testimonianze della civiltà nuragica, tra cui di particolare importanza è il complesso di Cabu Abbas, circondato da una vasto recinto megalitico. Porto Rotondo è situato in una splendida insenatura naturale dalla forma circolare (da cui il nome), affacciata su un mare incontaminato e cristallino; è dotato di un piccolo porto turistico. Nell'abitato, elegante località turistica che si raccoglie attorno a una piccola piazza, sorge la chiesa di San Lorenzo che custodisce arredi e sculture di Andrea Cascella e Mario Ceroli. L'isola di Tavolara è un grande tavolato calcareo con pareti a strapiombo sul mare e numerose grotte, che ha conservato un aspetto selvaggio; emerge imponente dal mare e, secondo la tradizione, avrebbe ispirato a Dante la descrizione della montagna del Purgatorio. A E, verso la costa sarda si allunga la lingua granitica dello Spalmatore di Terra, dove si trovano le uniche case dell'isola e un piccolo porto; la parte orientale dell'isola è invece zona militare.