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Òppido Lucano

comune in provincia di Potenza (36 km), 670 m s.m., 54,65 km², 3968 ab. (oppidani o oppidesi), patrono: sant’ Antonio (13 giugno).

Centro situato alla destra della valle del fiume Bradano. In epoca normanna fece parte della Contea di Balvano e Carlo I d'Angiò lo concesse a vari signori. Ebbe poi numerosi feudatari, tra cui Carlo di Durazzo (1335), gli Acciaiuoli (1387), gli Orsini e infine i De Marinis. Si chiamò Palmira dal 1863 al 1933.§ Dominano l'abitato i resti dell'antico castello. La parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo (sec. XVII, rimaneggiata nel sec. XIX) conserva molte parti della fabbrica originaria e una tela del Seicento (Ultima cena). Di notevole interesse sono i portali settecenteschi di alcune abitazioni.§ All'agricoltura (cereali, uva da vino, olive, ortaggi e frutta) si affianca l'allevamento ovino e bovino. Attività manifatturiere operano nei settori tessile e caseario; è fiorente l'artigianato (legno e ferro battuto).§ Nei dintorni sono il convento di Sant'Antonio (sec. XV), con un raffinato polittico rinascimentale e notevoli sculture lignee, il santuario di Santa Maria del Belvedere, in cui è una statua lignea (Madonna col Bambino,1505), e la chiesa di Sant'Antonio (detta comunemente di “Sant'Antuono”), che comunica con una grotta affrescata (sec. XV). Sul monte Montrone, oltre a una necropoli (sec. VI-IV a. C.), fu rinvenuta (1793) la Tabula Bantina, lastra bronzea con iscrizioni bilingui latine (una lex repetundarum di età graccana) e osche (lo statuto della città di Banzi), conservata al Museo Nazionale di Napoli.

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