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àncora

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Lessico

sf. [sec. XIV; latino ancŏra].

1) Dispositivo impiegato per l'ormeggio di navi, imbarcazioni e galleggianti. L'ancora è conformata in modo da fare presa sul fondo e trattenere così il natante a essa collegato per mezzo di un cavo o di una catena: gettare, calare l'ancora, dar fondo all'ancora, affondarla, ormeggiare; levare, salpare l'ancora, partire; stare sull'ancora, all'ancora, essere ancorato; distendere un'ancora, affondarla in un punto stabilito per mezzo di un'imbarcazione, mettendo quindi in tensione l'ormeggio della nave. Fig.: ancora di salvezza, di speranza, ultimo punto d'appoggio, estrema risorsa. Per estensione, l'analogo attrezzo che assicura l'ormeggio di un aerostato, facendo presa sul suolo terrestre.

2) Spicola presente negli Echinodermi della classe Oloturoidei che ha la funzione di ancorare l'animale al substrato su cui vive.

3) Nelle costruzioni, ancora da costruzione, elemento in ferro, di forma varia, inserito nell'anello terminale di un tirante destinato a opporsi alla spinta di un arco, a reggere un muro, ecc.; può essere in vista o annegata nella muratura.

4) Scappamento ad ancora, arpionismo che trasmette e regola l'impulso motore fornito dalla molla, adottato in molti tipi di orologio. La parte fondamentale è costituita da una sbarretta oscillante la cui forma ricorda quella di un'ancora piatta (vedi scappamento).

5) In elettrotecnica, organo mobile di materiale ferromagnetico che può spostarsi sotto l'azione di campi magnetici o predisposto per diminuire la riluttanza di un circuito magnetico, utilizzato in molti apparecchi elettrici fra cui i più importanti sono i relé. In un magnete permanente, si definisce ancora la sbarretta che viene appoggiata alle sue estremità polari per conservarne la magnetizzazione.

6) In informatica, punto di ancoraggio di un testo in una pagina HTML.

Marina

Strutturalmente le ancore sono formate da un'asta centrale (fuso) munita a una estremità di un anello (cicala), nel quale è fissato il cavo o la catena, e all'altra di due o più bracci (marre) che formano un certo angolo con l'asta . Il punto di unione fra marre e asta è detto diamante; poco al di sotto dell'anello si trova, spesso, un'asta (ceppo) in posizione normale rispetto alle marre, che permette di far poggiare almeno una delle marre verticalmente, allo scopo di far presa sul fondo. Il ceppo, di legno o di ferro, può essere fisso oppure mobile; in questo secondo caso può scorrere lungo il fuso facilitando così lo stivaggio dell'ancora stessa. L'estremità delle marre (patta) è spesso appiattita e termina sempre a punta (unghia); le marre possono essere anche snodate. Le ancore si distinguono generalmente in: ancore di posta (o di servizio), sistemate a prora delle navi in modo che a esse si possa dar fondo celermente; ancore di speranza,disposte in coperta così da poter essere impiegate in caso di necessità; ancore per imbarcazioni minori, che assumono denominazioni diverse (ancorotto, grappino, ancora Danforth , ancora Northill). Un tipo molto diffuso di ancora è quello detto “Ammiragliato” , munito di ceppo mobile. Tipi speciali sono l'ancora a fungo , la cui asta è attaccata a una specie di cupola metallica; l'ancora galleggiante , usata per tenere la prora al vento quando si è alla cappa con tempo cattivo (è di forma e struttura diverse, spesso realizzata con mezzi di fortuna); e l'ancoressa.

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