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àrabo

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Lessico

agg. e sm. [sec. XIV; dal latino Arăbus, agg. tratto dall'arabo ʽarab, nomadi].

1) Agg., proprio dell'Arabia o degli Arabi: religione araba; impero arabo; tipo arabo; cavallo a.; cifre arabe, lo stesso che arabiche.

2) Sm., chi fa parte della nazione araba.

3) La lingua degli Arabi. Fig., lingua, espressione o scrittura incomprensibile: le tue parole sono arabo.

Linguistica

L'arabo è la più importante delle lingue semitiche oggi parlate. Trae la sua origine storica dall'Arabia centrosettentrionale e assurse a livello di grande lingua letteraria con la poesia preislamica (raccolta e fissata per iscritto in epoca posteriore) e con il Corano. Questo è l'arabo per antonomasia, o arabo “classico”, che con maggiore esattezza si dovrebbe definire arabo settentrionale. L'arabo meridionale, che risale a ca. il 1000 a. C., è quasi completamente estinto. Il primo documento scritto dell'arabo settentrionale è rappresentato da un'iscrizione funeraria del sec. IV d. C. (stele di Nemāra) in caratteri nabatei e suoi precedenti epigrafici si trovano nelle iscrizioni thamudene e lihyanite dell'Higiaz e in quelle safaitiche della Siria. Divenuto con l'Islam il veicolo di propagazione della nuova fede religiosa, l'arabo si diffuse rapidamente con le conquiste musulmane ben oltre i confini dell'Arabia, coprendo ben presto un'area vastissima che dall'altopiano iranico attraverso tutta l'Africa settentrionale arriva al Marocco (e per un certo tempo ha raggiunto anche la stessa Spagna) e assimilando popolazioni molto diverse tra loro. Nella sua espressione di lingua letteraria scritta, lingua del Corano e della grande tradizione classica, l'arabo è caratterizzato da una singolare staticità e si presenta ancor oggi come una lingua fondamentalmente unitaria, mirabile espressione di una comune civiltà. Per il suo carattere statico, per i suoi tratti notevolmente arcaici, nonché per la sua abbondante e sicura documentazione, questa lingua è della massima utilità per lo studio storico delle lingue semitiche e un termine di confronto veramente proficuo nella comparazione. Nettamente differenziata dalla lingua letteraria appare la lingua parlata dell'uso quotidiano ormai frantumata in vari dialetti regionali. Questo progressivo distacco tra la lingua scritta e la lingua parlata non dev'essere certo un fatto recente, ma suppone un processo secolare, risalente almeno all'epoca abbaside, in cui hanno agito, con le naturali spinte centrifughe di ogni sistema linguistico, le sollecitazioni di sostrati e parastrati nei molteplici incontri e contatti con genti alloglotte. È però da notare che, a parte sporadici e timidi tentativi, generalmente nessuno di questi dialetti parlati è finora assurto alla dignità di una vera lingua d'arte, di cultura e di scienza. Dall'arabo classico e dall'arabo volgare si differenziano per alcune caratteristiche i dialetti sudarabici, la cui prima documentazione è costituita da numerose iscrizioni di notevole antichità (le iscrizioni minee, sabee, ecc.). § L'alfabeto arabo deriva da quello nabateo e si scrive da destra a sinistra; in esso si indicano solo le vocali lunghe: i segni per le vocali brevi sono usati solo nel Corano e in qualche edizione di testi antichi. È adottato anche per scrivere altre lingue come il persiano, l'urdu e, fino alla prima metà del sec. XX, il turco.

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