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élmo

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal gotico hilms].

1) Nome generico dell'armatura protettiva del capo; per estensione, tutto ciò che ha funzione di protezione: elmo del palombaro, il casco metallico che fa parte dello scafandro.

2) Nome di alcune specie di Molluschi della famiglia dei Doliidi.

3) In araldica, contrassegno del grado di nobiltà, indicato dal metallo (oro o argento), dalla decorazione e dalla posizione. Posto di fronte sugli scudi di re ed imperatori, con il decrescere del grado ruota verso destra fino al pieno profilo (elmo di nobile).

Arte

Nei più antichi esemplari a noi noti, la forma dell'elmo è definita da uno schema essenziale di volumi sferoidali: una forma base che sarà adottata da civiltà diverse. Comparso nell'Età del Bronzo e pressoché ignorato dagli Egiziani, l'uso dell'elmo è largamente documentato nell'ambiente mesopotamico. I rilievi assiri riproducono modelli di elmo a punta o a calotta, con apice dapprima in cuoio, poi in metallo. Dall'elmo campaniforme di metallo, talvolta in unione col cuoio, che compare in opere minoiche, deriva il tipo omerico-miceneo con paraguance, sottogola e un cimiero spesso sostituito da corna apotropaiche. In Grecia, dove la decorazione a rilievo o a incisione acquista particolare importanza, alla forma conica del periodo geometrico seguì l'elmo corinzio (grande elmo modellato da un unico pezzo di bronzo, caratterizzato dall'ampia svasatura e dall'apertura frontale a forma di “T”) che avrà poi larga diffusione in Etruria e in Italia meridionale anche nelle varianti ionica e calcidica, o attico-corinzia con paragnatidi fisse. L'elmo corinzio riappare molti secoli più tardi, nel Quattrocento, nella forma della caratteristica barbuta. Dalla metà del sec. VI compare l'elmo attico, variante più riccamente decorata del tipo ionico, che lascia scoperto l'orecchio ed ha paragnatidi a cerniera e piccolo paranuca (elmo della Atena Parthenos di Fidia, a triplice cimiero). In età ellenistica, mentre si riduce talora il cimiero o si aboliscono i paraguance, aumenta la ricchezza delle decorazioni. Orientali sono probabilmente alcuni elmi da parata a maschera, un tipo presente in seguito anche nelle province romane del Reno e del Danubio. In ambiente romano, dopo gli antichi caschi a calotta senza visiera di cuoio (galea) o di metallo (cassis), l'elmo si differenzia in forme alquanto varie secondo la destinazione (elmi da battaglia o da parata). Particolarmente ricchi ed elaborati sono gli elmi gladiatori (Napoli, Museo Archeologico Nazionale). Nell'Europa settentrionale fu diffuso nel sec. VII l'elmo a forma conica, come i tipi di elaborata fattura portati dai Vichinghi (famoso è quello ritrovato nella nave-tomba di Sutton Hoo, completo di paraguance, coprinuca e finemente decorato) e quelli di più schematico disegno portati dai Normanni (come appare negli arazzi di Bayeux). Tra il sec. XI e il sec. XII apparvero forme di elmi piatti che poi si trasformarono in cilindrici, dai quali si sarebbero successivamente sviluppati i grandi elmi da torneo. In questo periodo si diffuse un tipo di elmo a forma di semplice bacinetto, il fortunato cappello di ferro destinato a persistere nei secoli. Con l'evoluzione dell'armatura per il corpo, che si definì compiutamente nei sec. XV e XVI, anche l'elmo assunse forme e tipologie ben precise in armonia con l'armatura stessa e per la cui produzione andarono famosi gli armaioli italiani e tedeschi. Nell'equipaggiamento militare delle civiltà extraeuropee si impongono per originalità e coerenza le forme dell'elmo islamico e del guerriero giapponese (kabuto). Nell'età moderna l'elmo senza visiera è rimasto in uso in Europa presso qualche reparto di cavalleria. Nell'esercito italiano conserva l'elmo lo squadrone di guardie del presidente della Repubblica (corazzieri).