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conflitto causato dalle aspirazioni dell'Italia a insediarsi nei possessi turchi della Cirenaica e della Tripolitania. Preparato dalla diplomazia italiana con una serie di accordi con Francia, Gran Bretagna e Russia e accolto con entusiasmo da nazionalisti, futuristi, poeti come Pascoli e D'Annunzio e rappresentanti della sinistra come G. Podrecca e A. Labriola, l'intervento fu deciso da Giolitti (a Camera chiusa) quando si profilò con maggiore immediatezza il pericolo di un'occupazione inglese o di una “concessione” della regione alla Germania. Dichiarata la guerra il 29 settembre 1911 sotto pretesto di disordini, il corpo italiano di spedizione, comandato dal generale Caneva e inizialmente formato da 35.000 uomini, cominciò subito l'occupazione delle principali città della costa. Il 5 ottobre vennero prese con relativa facilità Tripoli e Tobruch, il 16 Derna, il 20 Bengasi e il 21 Homs. Ritiratisi però nell'interno, i Turchi opposero, con l'appoggio delle popolazioni locali, un'imprevista e tenace resistenza accompagnata da continue azioni di disturbo lungo il litorale (fatti d'arme di Esc-Sciat-Sciara, 23 ottobre 1911; el Coefia, 28 novembre 1911; Ain Zara, 4 dicembre 1911; Bir Tohobras, 19 dicembre 1911; Gargaresch, 18 gennaio 1912; Due Palme, 12 marzo 1912; Zanzur, 8 giugno 1912). Di fronte alla lentezza della nostra avanzata e alle nubi che si profilavano all'orizzonte diplomatico (la Francia favoriva infatti l'Impero ottomano e Francesco Giuseppe avrebbe potuto attaccare l'Italia in difficoltà), il 5 novembre 1911 Vittorio Emanuele III proclamò l'annessione della Libia per mettere le potenze di fronte al fatto compiuto. Dopo uno sbarco al confine con la Tunisia, che permetterà l'occupazione di Zuara (6 agosto 1912) e Regdalìn (15 agosto), si decise di portare le ostilità più vicino alla Turchia. Il 26 aprile venne effettuato uno sbarco nell'isola di Stampalia, il 4 maggio venne attaccata Rodi e poco dopo fu occupato tutto il Dodecaneso. Contemporaneamente E. Millo forzava i Dardanelli con una flottiglia di siluranti giungendo sino alla punta di Kilid Bar (18-19 luglio 1912). In Africa, intanto, anche Misurata cadeva in mano italiana (8 luglio 1912). Minacciata dal vasto movimento delle insurrezioni balcaniche e messa direttamente in pericolo, la Turchia si piegò allora alla pace di Losanna (18 ottobre 1912) in base alla quale il sultano rinunciava alla Libia, conservandovi però l'autorità califfale, e l'Italia manteneva in pegno le isole egee fino a quando tutte le truppe e i funzionari turchi avessero abbandonato la regione.