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òppio (droga)

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal greco ópion, succo di papavero].

1) Droga che si ottiene per condensazione del latice ricavato per incisione delle capsule immature del Papaver somniferum(famiglia Papaveracee), pianta erbacea annua coltivata nei Paesi balcanici, nell'Asia Minore, in Iran, in Cina e in alcune regioni dell'America Settentrionale e Centrale. Il latice all'aria si rapprende trasformandosi in una massa gommosa di colore brunastro, la quale viene essiccata e ridotta in polvere o compressa in pani che vengono cosparsi di semi di rumex e avvolti in foglie di papavero.

2) Fig., agente che ottunde le facoltà sensitive e mentali, sonnifero: certi libri sono oppio per la mente dei lettori.

Farmacologia

Nell'oppio sono stati isolati 25 alcaloidi, che costituiscono ca. il 25% in peso della droga. I soli che oggi rivestono interesse sotto il profilo farmacologico e terapeutico sono, oltre alla morfina, la papaverina, la codeina e la narcotina. L'oppio medicinale deve contenere ufficialmente il 10% di morfina; la stessa quantità è presente nella tintura di laudano costituita da una soluzione idro-alcolica di oppio. Gli alcaloidi dell'oppio si possono suddividere in due categorie, che differiscono per struttura chimica e proprietà farmacologiche; la prima raggruppa le sostanze derivanti dalla struttura del fenantrene e comprende la morfina, la codeina e la tebaina; la seconda è formata da sostanze con struttura isochinolinica, quali la papaverina e la narcotina. Tutti i composti sopra menzionati sono presenti nella droga combinati con acido solforico o con acido meconico.

Storia

L'uso dell'oppio ha origini antichissime. Gli antichi Sumeri chiamavano il papavero “pianta della felicità”, il che suggerisce che essi conoscessero il suo effetto. Le proprietà stupefacenti del succo di papavero erano ben note ai medici dell'antica Grecia, come documentato dalla descrizione fatta da Teofrasto nel sec. III a. C. In Europa l'oppio fu inizialmente utilizzato per combattere la dissenteria, come già da tempo in uso presso i popoli arabi; a Paracelso (1490-1540) viene attribuita la formulazione del laudano, tintura di oppio che ancora oggi viene adoperata in medicina. Le ricerche sulla composizione dell'oppio iniziarono alla fine del sec. XVIII in Germania e portarono, dopo alcuni anni, all'isolamento di un alcaloide da parte del farmacista tedesco Sertürner, che lo chiamò morfina. Negli anni successivi furono isolate anche la codeina e la papaverina, e in luogo della droga grezza si cominciarono a usare in medicina i suoi principi attivi puri, di cui nel frattempo si erano studiate le proprietà farmacologiche e tossicologiche. In origine l'uso voluttuario dell'oppio non costituì un fenomeno preoccupante, benché la droga fosse facilmente reperibile e alla portata di chiunque per il costo modesto. A fini voluttuari l'oppio veniva fumato, o ingerito sotto forma di tintura di laudano, ma tale impiego non sollevò problemi paragonabili a quella grave piaga sociale che già allora era l'uso e l'abuso di bevande alcoliche. La tossicomania da oppiacei divenne un fenomeno grave dopo l'introduzione della tecnica dell'iniezione (verso la metà del sec. XIX) che consentì l'uso parenterale della morfina pura (vedi anchetossicomania). La diffusione di questa tossicomania costituì però uno stimolo importante per la ricerca di farmaci dotati di effetti analgesici simili a quelli della morfina ma privi della sua forte tossicità; furono così prodotti numerosi derivati sintetici e semisintetici della morfina (oppiacei).