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òrgano (musica)

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Descrizione generale

Strumento aerofono il cui funzionamento si basa, schematicamente, sull'immissione dell'aria compressa, contenuta in un serbatoio, in canne di metallo o di legno attraverso l'apertura di valvole comandate da una o più tastiere. Le parti fondamentali dell'organo sono il mantice (oggi sostituito da una pompa elettrica), il somiere (serbatoio dell'aria compressa collegato al mantice e alle canne), la consolle (sede della tastiera, della pedaliera e di tutti i comandi azionabili dall'organista, quali registri, staffe, ecc.), le canne costruite in vari metalli o più raramente in legno, aperte o chiuse, ad anima (nelle quali il suono si forma per l'infrangersi della colonna d'aria contro il labbro superiore della canna) o ad ancia. Quanto alla forma, le canne possono essere coniche, a imbuto, cilindriche, a tuba raccorciata, e raramente (nel caso di canne di legno) quadrate. I registri, che sono costituiti da una o più serie di canne di tipo omogeneo, producenti suoni di timbro eguale, si raggruppano secondo la forma delle canne ovvero secondo una classificazione più empirica in registri di fondo, di mutazione, ad ancia .

Cenni storici

Già diffuso nell'antichità greco-romana (a Ctesibio d'Alessandria è attribuita l'invenzione dell'organo idraulico nel sec. III a. C., uno strumento nel quale la pressione dell'aria era fornita attraverso un sistema idropneumatico), e ben noto alla civiltà bizantina, l'organo andò lentamente assumendo la sua fisionomia moderna nel corso del Medioevo, epoca nella quale venne definendosi anche la sua caratteristica di strumento liturgico per eccellenza; pur se accanto ai grandi strumenti destinati alle chiese furono molto diffusi gli organi cosiddetti portativi (di piccole dimensioni, trasportabili e generalmente suonati appoggiandoli sulle ginocchia, come attesta una ricchissima iconografia) e i cosiddetti positivi (di dimensioni medie, con qualche registro, una al massimo due tastiere, generalmente senza pedaliera), destinati entrambi a un uso privato o comunque essenzialmente profano. A partire dal Rinascimento (epoca nella quale sorse anche una letteratura autonoma per lo strumento, completamente svincolata dalle forme vocali) enorme impulso ebbe l'arte organaria sia in Italia, sia in altri Paesi europei (in particolare Francia, Germania, Spagna); la tecnica costruttiva venne differenziandosi, rispecchiando le parallele caratteristiche compositive delle varie scuole nazionali. Se l'arte organaria dei sec. XV-XVIII aveva mirato alla purezza dei timbri e alla chiarezza degli impasti dei vari registri, puntando su un ideale fonico nettamente individuato e personalizzato, l'organo romantico tese a porsi come una sorta di grandioso sostituto dell'orchestra, cercando di imitarne le connotazioni strumentali e la vasta gamma dinamica. In tempi più recenti si è al contrario cercato di recuperare (pur non rinunciando alle enormi conquiste legate alle nuove tecnologie e in particolare agli apparati elettrici) la fisionomia acustica dell'organo classico, favorendo anche grandi campagne dedicate al restauro filologicamente fedele degli antichi strumenti deteriorati dal tempo o manomessi nel sec. XIX. Sono chiamati organi, anche se non hanno nulla a che fare con gli strumenti tradizionali (dal momento che il loro corpo sonoro non è costituito dall'aria racchiusa in canne ma da altoparlanti che ricevono impulsi elettrici ottenuti secondo vari procedimenti tecnici), gli organi elettrici o elettronici, capostipite dei quali può considerarsi il cosiddetto organo Hammond. Tali strumenti hanno conosciuto negli ultimi anni enorme diffusione, per il loro prezzo relativamente basso, sia in sedi religiose sia in orchestre di musica leggera, sia infine presso dilettanti che in essi hanno ravvisato un surrogato più funzionale e flessibile (e soprattutto più vicino agli ideali timbrici della musica leggera) del tradizionale pianoforte.

Liturgia

L'uso liturgico dell'organo fu disciplinato fin dalle origini del culto cristiano da varie disposizioni, tra cui, tuttora vigente quale codice di musica sacra, il motu proprio di Pio X e, più recentemente, l'enciclica Musicae sacrae disciplina (1955) e l'istruzione della Sacra Congregazione dei Riti (1958): il suono dell'organo è permesso in chiesa in tutte le domeniche e feste dell'anno; all'entrata e uscita dalla chiesa di un prelato; nel mattutino e nei vespri; per accompagnare il canto gregoriano o polifonico; nella messa letta, quando il sacerdote non prega ad alta voce né legge il Vangelo. È invece proibito in tempo di Avvento e di Quaresima.

Bibliografia

W. L. Summer, The Organ, Its Evolution, Principles of Construction and Use, Londra, 1952; C. Moretti, L'organo italiano, Cuneo, 1955; R. Lunelli, Der Orgelbau in Italien, Magonza, 1956; S. Della Libera, L'arte degli organi a Venezia, Venezia-Roma, 1962.