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órdine (architettura)

il concetto di “ordine” nacque con la civiltà greca, nel momento cioè in cui si pose l'esigenza di dare un fondamento razionale all'architettura, determinando e misurando lo spazio attraverso l'uso di elementi codificati e ripetibili; in tal senso gli ordini non sono altro che la sistemazione, secondo regole canoniche, dell'antico sistema trilitico di costruzione, basato su due parti fondamentali: l'elemento portante (colonna) e l'elemento portato (trabeazione). Agli ordini greci (legati a fattori cultuali, linguistici e tribali, non meno che estetici), cioè il dorico, lo ionico e il corinzio, l'architettura romana aggiunse il toscano o tuscanico e il composito, elaborando forme di commistione e abbinamento dei vari ordini e diffondendo l'uso anche puramente decorativo dei medesimi. Le varie teorizzazioni degli ordini architettonici secondo rigidi schemi matematici e proporzionali (Vitruvio) non impedirono la libera interpretazione delle proporzioni stesse, pur restando fisso l'insieme organico di partenza, che fu per secoli il mezzo espressivo fondamentale dell'architettura. Dopo la dissoluzione della normativa architettonica classica operatasi dal tardo-antico al Medioevo, il Rinascimento non solo riportò in auge l'uso degli ordini come fattore essenziale del linguaggio architettonico, ma ne attuò un'ulteriore codificazione, facendo della “teoria degli ordini” un nucleo immancabile in ogni trattato di architettura, da quelli del Serlio e del Palladio al celebre volumetto del Vignola (Regola delli cinque ordini di architettura, 1562) che divenne la bibbia delle accademie di architettura fino al Novecento. La ricerca rinascimentale, volta ad attribuire a ogni ordine un valore espressivo particolare (per esempio il dorico o erculeo esprimeva forza e robustezza), portò al gusto di sovrapporre gli ordini nei palazzi, scegliendo il dorico per la parte basamentale e facendolo seguire verso l'alto dallo ionico e dal corinzio per alleggerire e decorare la parte superiore dell'edificio (palazzo Rucellai a Firenze). Alcune nuove interpretazioni degli ordini, come l'ordine rustico o l'ordine gigante, si adattarono poi alle nuove esigenze della villa, del palazzo, della chiesa monumentale dando luogo a composizioni fantastiche e geniali in epoca barocca. L'ultimo momento di applicazione rigorosa degli ordini si ebbe col neoclassicismo, mentre lungo tutto l'Ottocento il loro impiego, volgarizzato e immiserito dall'insegnamento accademico, finì per consumarne ogni residuo valore stilistico e strutturale.

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