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ātman

sm. sanscrito (vento, respiro). Concezione dell'anima nella tradizione religiosa dell'India. Dapprima sentita come respiro-spirito, o forza vitale che anima i corpi, nella speculazione sacerdotale divenne l'anima individuale, l'essenza stessa dei corpi, pura e inattaccabile dai peccati commessi dal corpo stesso, nel quale momentaneamente si incarna; poi, in una visione tipicamente panteistica, l'essenza di ogni cosa, vivente e non vivente, esistente sulla Terra e altrove (per esempio, gli dei, cui si attribuiva un ātman). L'“essenziale” rappresentato dall'ātman venne così contrapposto al “contingente”, inteso come māyā, apparenza illusoria. Il concetto di ātman assunse un'importanza decisiva nella storia religiosa dell'India, quando, con le Upaniṣad, si giunse a identificare l'ātman, anima individuale, con il brahman, anima universale. La religione indiana incominciò così a cercare la realizzazione dell'identità fra essenza individuale ed essenza universale, invece del rapporto, inteso fino ad allora in chiave politeistica, fra uomo e mondo, visti come entità separate.