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Śiva (religione)

divinità centrale di quella formazione religiosa induistica a cui si dà il nome di śivaismo. È la divinità più difficile e contraddittoria del pantheon indiano e quella cui è stato dedicato il maggior numero di templi. Rappresenta l'inerente unità culturale tra il nord ariano e il sud dravidico. Lo stesso appellativo di Śiva (sanscrito, “Colui che è di color rosso”) mantiene infatti gli stessi connotati in tutte le lingue meridionali, insieme all'eponimo tamil Śambhu (colore del rame) che a sua volta è assai diffuso nel nord. Nei VedaŚiva è un epiteto del dio Rudra, una figura terrificante, “selvaggia”, che tuttavia, quale “Signore del bestiame” (Pāśupati), può apparire anche benefico; appunto come Śiva (“amico”, “benigno”) era invocato nel suo aspetto benefico. Nell'epopea (Mahābhārata: verso l'inizio dell'era cristiana) Śiva comincia ad acquistare una personalità autonoma da Rudra, anche se ancora si tratta di una personalità ambivalente, che per molti aspetti ricorda il dio-demone d'epoca vedica. La sua presenza e i suoi interventi si fanno sempre più numerosi nella tradizione mitica, finché la sua connotazione diventa quella di una generica “potenza”, al di sopra del bene e del male, una “potenza” manifestantesi in mille occasioni (donde i tanti aspetti del dio) e capace per questa multiformità di esprimere una forza indefinibile, informale, impersonale. È una potenza assoluta che concilia morte e vita, e ogni genere di opposti che caratterizzano la condizione umana; ma è anche la potenza che si acquista con l'ascesi, con lo yoga, e che rende partecipi di una condizione superumana. Śiva è significato tanto dai simboli terrifici che ne fanno il signore della morte, quanto dal simbolo fallico (linga) che ne fa il signore della generazione e della vita; ed è al tempo stesso il prototipo divino dell'asceta (yogin). La dicotomia tra dio personale e potenza impersonale è formalmente risolta nello śivaismo con la concezione di un rapporto (sessuale) tra Śiva e la sua potenza intesa come un essere femminile (śakti) dai vari nomi: Pārvatī, Una,Durgā, Kālī ecc. Nella tarda ideologia śivaita la śakti è l'elemento mediatore tra l'uomo e il dio. Śiva ha ispirato una ricca iconografia relativa ai suoi molteplici aspetti. Una delle rappresentazioni più popolari è quella di Śiva Natarāja, raffigurato in atteggiamento danzante, mentre la più sacra è quella di Śiva Linga, espressa attraverso il simbolo fallico, venerato nel santuario del tempio. In forme composite Śiva viene raffigurato nei suoi aspetti di Ardhanari e di Hari-Hara, associando nella medesima immagine, nella prima, l'energia femminile sotto spoglie della sposa Pārvatī, nella seconda Viṣṇu. Śiva è pure raffigurato mentre lancia frecce contro il gigante Tripurasura. Altre raffigurazioni di Śiva sono quelle di protettore dell'universo (Bhairava), rappresentato sotto l'aspetto terrifico, con numerose braccia e una collana di teschi, e quelle di divinità superiore a Brahmā e a Viṣṇu, sotto forma di colonna fiammeggiante. È venerato anche attraverso l'immagine del toro Nandī.

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