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Acerènza

comune in provincia di Potenza (42 km), 831 m s.m., 77,13 km², 3010 ab. (acheruntini o acerentini), patrono: san Canio (25 maggio).

Centro dell'Appennino Lucano, situato nel bacino del fiume Bradano. Abitato sin dall'Età del Ferro, fu conquistato dai Romani (Acheruntia) nel 318 a. C. Sede vescovile dal sec. V, fece parte del Ducato di Benevento ed ebbe grande importanza nel Medioevo. Dopo l'occupazione di Totila, le lunghe contese con i Bizantini e i Longobardi e la distruzione a opera dei Franchi, riacquistò preminenza nella regione. Conquistato da Roberto il Guiscardo (1061), partecipò alla rivolta ghibellina (1268) e in seguito divenne feudo dei Sanseverino, dei Ruffo, dei Barnota e dei Morra. Subì ingenti danni dai terremoti del 1456 e del 1980. È sede arcivescovile.§ Di rilevante interesse artistico è la cattedrale, dedicata all'Assunta e a San Canio, eretta nel sec. XI e in parte ricostruita nel 1281 in stile romanico-gotico. Nella facciata, che ha subito molti rimaneggiamenti soprattutto nel 1524, si può ammirare un enorme rosone e un portale del sec. XII in stile romanico pugliese; l'interno a croce latina conserva opere di grande valore, come un trittico del sec. XV raffigurante Cristo in trono, una Pietà del sec. XVI e un busto marmoreo identificato con Giuliano l'Apostata. Al di sotto del presbiterio la famiglia Ferrillo (1523) fece costituire una cripta a pianta quadrangolare, con quattro pilastri e volte affrescate, analoga a quella del Succorpo di San Gennaro nel duomo di Napoli. Al sec. XVIII risalgono i palazzi Saluzzi e Caramuta, con portali decorati. Del castello dei Belmonte, oltre a vari ruderi, resta una torre cilindrica con meridiana. Interessanti sono il Museo Etnografico Casa Contadina e il Museo Diocesano d'Arte Sacra, ospitato nel palazzo del Vescovado.§ L'agricoltura produce cereali, olive, uva da vino (aglianico del Vulture DOC) e frutta. L'allevamento alimenta la produzione lattiero-casearia. Operano aziende edili ed enologiche.

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