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Achternbusch, Herbert

regista, scrittore e sceneggiatore tedesco (Monaco 1938). Profondamente radicato nell'ambiente tradizionalista e provinciale della natia Baviera è, per i suoi atteggiamenti anarcoidi e spregiudicati, il prototipo dell'artista che vive al di fuori di tutte le convenzioni. Dopo annose controversie con la censura, si è assicurato una posizione di tutto rispetto come autore e regista teatrale e cinematografico. Il suo radicalismo si manifesta fin dall'aspetto esteriore dei suoi testi privi d'impaginazione, interrotti e frammentati da collage e foto dipinte, nel linguaggio scurrile che richiama quello del comico bavarese Karl Valentin e, nel teatro, in cambi di scena repentini e nel differimento arbitrario dei tempi. La sua vastissima opera è una costante riflessione su un io “sull'orlo del baratro” e trae ispirazione dal travaglio interiore cui si vanno sovrapponendo, di volta in volta, le angosce del quotidiano, dalla minaccia ecologica a quella bellica, retaggio di un passato sempre ben vivo. Tra le opere in prosa si ricordano: Die Alexanderschlacht (1971; La battaglia di Alessandro); Land in Sicht (1977; Terra in vista); Wind (1984; Vento); Die Föhnforscher (1985; Gli studiosi del föhn); Breitenbach (1986). Tra le opere teatrali: Ella (1978); Gust (1984); Der Stiefel und sein Socken (1993; Lo stivale e il suo calzetto); Letzter Gast (1996; L'ultimo avventore); Meine Grabinschrift (1996; La scritta sulla mia tomba). Tra gli scritti autobiografici: Der letzte Schliff (1997; L'ultimo ritocco). Tra i film: Das Andechser Gefühl (1975; Sensazioni di Andechs); Der Neger Erwin (1981; Il negro Erwin); Das letzte Loch (1981; L'ultimo buco); Das Gespenst (1983; Il fantasma); Ab nach Tibet (1994; Via in Tibet). Nel 1986 ha pubblicato il volumetto illustrato Ich bin kein Schaaf. Memoiren (Non sono una pecora. Memorie).

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