Questo sito contribuisce alla audience di

Akan

gruppo di popolazioni dell'Africa occidentale che occupa una vasta regione dalla Costa d'Avorio al Togo. Gli Akan parlano una serie di lingue della famiglia kwa che si possono suddividere in due gruppi (twi o ci e anyi-baulé) corrispondenti a un'antica suddivisione della stirpe: gli Akan in senso stretto e gli Anyi. Comprendono gruppi etnici di notevole entità che costituirono potenti regni (Ashanti, Baulé, Fanti) e numerose tribù (Nzema, Kwaho, Akem, Ahanta, Guang, Bono, ecc.). La struttura sociale è di tipo patriarcale basata su grandi famiglie raggruppate in clan sia matrilineari sia patrilineari; le varie tribù sono rette da un capo elettivo ed erano raggruppate in federazioni ormai sciolte. La religione prevalente è animista anche se sono diffusi riti sincretisti e il cristianesimo; esistono società segrete sia maschili sia femminili, che hanno ancora un notevole peso sociale. L'economia degli Akan è di tipo agricolo; molto sviluppata è la coltura delle palme; note da gran tempo la tessitura, la lavorazione del legno, la metallurgia e la ceramica. L'abbigliamento è ricco e vivace, anche se spesso risente di influssi europei; le abitazioni tradizionali sono a pianta rettangolare, composte di tre stanze, con pareti in argilla e tetto di ramaglie o paglia (oggi anche in muratura), non di rado disposte per gruppi intorno a un cortile centrale. Attualmente gli Akan costituiscono la maggioranza etnica nella Costa d'Avorio e nel Ghana e cospicue minoranze negli Stati vicini (assommano a circa 27 milioni). Pur essendosi in parte trasformate per l'acquisizione delle moderne tecnologie e conoscenze europee, l'organizzazione sociale e le tradizioni culturali sono ancora vive nelle campagne e nei villaggi. Tuttavia, la diffusione delle colture di piantagione, lo sfruttamento forestale e la nascita dell'industria stanno provocando un crescente esodo verso le città costiere dove oggi sorgono estese bidonvilles in cui vivono centinaia di migliaia d'individui in stato di paurosa miseria e che hanno ormai perso ogni identità etnica. § In tutta l'area degli Akan l'arte ha raggiunto una varietà di stili e temi e una perfezione formale notevoli. Ne sono significativo esempio i minuscoli pesi d'ottone, autentici capolavori di modellato, ottenuti con la tecnica della “cera perduta”. Principalmente prodotti dalle popolazioni ashanti e baulé, essi servivano per pesare la polvere d'oro ed erano a soggetto figurativo oppure decorati da motivi geometrici. Fra quelli a soggetto figurativo troviamo rappresentazioni di uomini e di ogni sorta di animali, singoli o in gruppo. Alcuni pesi illustrano, sintetizzandoli simbolicamente, proverbi tribali, leggende o racconti tradizionali. Assai praticata fra gli Akan è anche l'arte dell'intaglio del legno; fra i numerosi oggetti scolpiti sono frequenti gli sgabelli circolari o rettangolari a sedile incurvato sostenuto da cariatidi, collegati al culto degli antenati: per ricevere l'omaggio dei suoi discendenti, “l'anima” del defunto ritorna a occupare il seggio dove egli usava sedersi da vivo. Ogni modello di sgabello un tempo aveva un suo nome indicativo del sesso, della posizione sociale o del clan del possessore. Seggi sostenuti dalle figure d'un elefante o d'un leone erano appannaggio dei sovrani; famoso era il trono d'oro degli Ashanti.

Bibliografia

M. Manoukian, The Agni and Ga-Adangme Speaking Peoples of the Gold-Coast, Londra, 1950; A. Atmore, G. Stacey, Regni neri, Novara, 1979; L. Mair, Regni africani, Milano, 1981.

Media


Non sono presenti media correlati