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Alessandro VI

papa (Xativa, Spagna, 1431-Roma 1503). Al secolo Rodrigo de Borja y Doms, fu creato cardinale (1456) e vicecancelliere della Chiesa (1457) dallo zio Callisto III ed eletto papa nel 1492 grazie alle sue immense ricchezze e all'appoggio degli Sforza. Di costumi licenziosi (da Vannozza Cattanei gli nacquero quattro figli: Giovanni, Cesare, Lucrezia e Jofré) e nepotista, fu pubblicamente attaccato da Savonarola, ma egli lo scomunicò (1497) ed ebbe forse parte nella sua morte (1498). In politica tenne una condotta oscillante senza che un disegno preciso desse coerenza e forza alla sua azione. Dapprima ondeggiò tra Sforza e Aragonesi; ma alla calata di Carlo VIII si alleò con Alfonso II di Napoli e cercò aiuto persino dai Turchi. Aprì inaspettatamente le porte ai Francesi e ne accettò le condizioni (1494), ma l'anno successivo si strinse a lega contro di essi insieme a Spagna, Impero, Venezia e Milano. Quando però l'ambizioso suo figlio Cesare (il duca Valentino) volle costituirsi un proprio Stato nell'Italia centrale, Alessandro VI si accostò definitivamente alla Francia e i suoi mille maneggi acquistarono chiara coerenza. Non esitò, anzi, a usare a quello scopo i danari del giubileo (1500) e forse anche quelli della crociata che aveva bandito nel 1501. La morte improvvisa, tuttavia, pose fine al suo disegno. Sotto il pontificato di Alessandro VI si ebbe l'importantissimo avvenimento della scoperta dell'America e il papa venne chiamato poco dopo a fare da arbitro tra Spagna e Portogallo per l'attribuzione delle nuove terre (vedi linea alessandrina). In materia ecclesiastica Alessandro VI favorì lo sviluppo delle missioni nelle nuove terre, difese l'ortodossia dottrinale contro il pullulare di numerose eresie e protesse gli ordini religiosi. Ebbe fama di umanista e mecenate (protesse tra gli altri Pinturicchio e Sangallo), ma né la correttezza dottrinale né il suo mecenatismo riescono a dissipare le ombre troppo tristi del suo pontificato.

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