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Alvaro, Corrado

scrittore italiano (San Luca, Reggio di Calabria, 1895-Roma 1956). Partecipò alla prima guerra mondiale durante la quale fu gravemente ferito. Redattore del giornale antifascista Il Mondo, fu poi inviato speciale de La Stampa in diversi Paesi, tra i quali l'Unione Sovietica e la Turchia, e collaboratore del Corriere della Sera. Nel 1943, caduto il fascismo, diresse Il Popolo di Roma e, nel 1946-47, il Risorgimento di Napoli. Fu promotore del sindacato degli scrittori, che diresse dal 1944 fino alla morte. L'arte di Alvaro risulta dall'intreccio di due caratteristiche diversissime e quasi opposte, una fondata sull'istinto e l'altra sull'intelletto, e realizza in una sintesi originale l'incontro del naturalismo regionale di tipo verghiano con l'europeismo più colto e raffinato. Nella sua opera, pertanto, l'evocazione lirica e la trasfigurazione mitica della vita dei contadini e dei pastori della nativa Calabria si alternano e si fondono con la riflessione critica sui più vitali problemi etici e culturali del nostro tempo. Esordì nel 1917 con un volume di liriche, Poesie grigioverdi, in cui si possono già discernere modi che saranno propri del prosatore. Dopo La siepe e l'orto (1920) e L'uomo nel labirinto (1926), dove si profilava il contrasto tra “l'orto” della Calabria e il “labirinto” della grande città, e dopo la raccolta di novelle L'amata alla finestra (1929), dove trovava espressione il senso del mistero celato nel sentimento amoroso, Alvaro scrisse il suo capolavoro con Gente in Aspromonte (1930), vigorosa rappresentazione di un mondo duro e aspro, in cui il motivo sociale della miseria si fonde con quello psicologico della sensualità e della passione. Più povero di respiro narrativo, ma animato da un robusto anticonformismo è il romanzo Vent'anni (1930), dedicato alle esperienze di una generazione nella guerra del 1915. Suggestivo, sia pure nei limiti del suo cerebralismo, è il successivo romanzo L'uomo è forte (1938), in cui il tema della paura e dell'oppressione derivanti dalla dittatura oltrepassa il dato storico per divenire inquietudine esistenziale. Acuta indagine psicologica dei costumi della provincia calabrese, e soprattutto del contrasto tra esteriore decoro e anarchia degli istinti, è, infine, L'età breve (1946; primo romanzo del ciclo Memorie del mondo sommerso, che comprende anche Mastrangelina e Tutto è accaduto, pubblicati postumi). Meglio che nei romanzi, tuttavia, Alvaro esprime i suoi temi più congeniali nella misura breve della novella (alle raccolte precedenti si aggiungono, nel 1941, Incontri d'amore e, nel 1955, i Settantacinque racconti): per più di un tratto il racconto alvariano, tra il poemetto e l'idillio, può richiamare la tradizione meridionale, per la facilità con cui in esso si alternano reale e favoloso; ma personali, irriducibili ad altri esempi, sono ritmo, taglio, interiore musicalità. Completano la produzione di Alvaro, oltre ai libri di viaggio (Viaggio in Turchia, 1932; Viaggio in Russia, 1943), le prose riflessive, i saggi, le moralità, le variazioni su temi culturali: da Itinerario italiano (1933, primo volume di un ciclo comprendente anche Roma vestita di nuovo e Un treno nel Sud, pubblicati postumi), a Quasi una vita (1950; cui fa seguito, nel 1959, l'Ultimo diario) dove Alvaro si rivela attento osservatore dei fatti politici e sociali del nostro Paese.

Bibliografia

G. De Robertis, Scrittori del Novecento, Firenze, 1940; G. Pampaloni, in “Belfagor”, IV, Firenze, 1948; E. Cecchi, Di giorno in giorno, Milano, 1954; C. Salinari, La questione del realismo, Firenze, 1960; A. Balduino, Corrado Alvaro, Milano, 1965; M. Mignone Fava, Complessità di uno scrittore, Roma, 1986.

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