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Amèndola, Giovanni

uomo politico, filosofo e giornalista italiano (Salerno 1882-Cannes 1926). I suoi studi, pubblicati soprattutto sul Leonardo (1905-06) e su La Voce (1908-12), tesero a superare, sottolineando il concetto di volontà, il dualismo kantiano tra ragione pratica e teorica. Direttore della Biblioteca filosofica di Firenze (1909-11), libero docente all'Università di Pisa (1913), Amendola trasferì i principi del volontarismo etico alla vita politica, militando nella corrente di rinnovamento dello spiritualismo e quindi di opposizione al radicalismo e al socialismo visti come frutto del positivismo. Ricollegandosi al concetto di eticità dello Stato egli si pose nella tradizione liberale della destra storica. Affermatosi come giornalista, sostenne dalle pagine de Il resto del Carlino (1912-14) e del Corriere della Sera (1914-20) un indirizzo di opposizione a Giolitti e in polemica con quest'ultimo e con Antonino di San Giuliano partecipò attivamente alla campagna interventista. Alla fine della guerra, cui aveva partecipato come volontario, sostenne la necessità di raggiungere un'intesa coi popoli slavi, mentre già nel 1918 era stato uno dei promotori del Patto di Roma. Attraverso la polemica col Sonnino, al quale, dopo averlo in un primo tempo appoggiato, rimproverava di voler perseguire una politica espansionistica, maturò un orientamento politico meno conservatore e si accostò alla posizione di Nitti nel cui ministero fu, dopo essere stato eletto deputato nel 1919, sottosegretario alle Finanze (1920). Di nuovo al governo nel 1922 con Facta, assunse la carica di ministro delle Colonie. Decisamente ostile ai popolari e alle istanze rivoluzionarie del partito socialista, si oppose tuttavia alla tesi giolittiana di sfruttare contro di loro l'illegalità fascista. Del fascismo fu infatti irriducibile avversario e, dopo un primo periodo in cui aveva sperato di condizionarlo facendolo entrare nella legalità e legandone i deputati al governo, vi si oppose tenacemente assumendo, soprattutto dopo la riforma Acerbo e il delitto Matteotti, un atteggiamento di assoluta intransigenza. Nel 1924 contribuì a fondare e organizzare l'Unione Democratica Nazionale, movimento antifascista che si sviluppò soprattutto nel Meridione, e partecipò all'opposizione dell'Aventino. Dalle colonne del giornale Il Mondo, di cui nel 1922 era stato uno dei fondatori, condusse un'intensa campagna contro la nascente dittatura. Duramente perseguitato per le sue coraggiose posizioni politiche, costretto all'esilio, morì pochi anni dopo per le ferite subite in ripetute aggressioni fasciste. Tra le sue opere più note ricordiamo: Filosofia e psicologia nello studio dell'Io (1912) e La democrazia dopo il 6 aprile 1924 (1924).

Bibliografia

G. Prezzolini, Giovanni Amendola, Modena, 1926; G. Carocci, Giovanni Amendola nella crisi dello stato italiano, 1911-1925, Milano, 1956; F. Rizzo, Giovanni Amendola e la crisi della democrazia, Roma, 1956; M. Salvadori, Ricordo di Giovanni Amendola, Bologna, 1976.