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Amazzònici

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Etnologia

Insieme di popolazioni dell'America Meridionale antropologicamente affini, parlanti una serie di lingue imparentate, tradizionalmente divise in tre grandi famiglie: Arawak, Caribe e Tupi-Guaraní. Gli Amazzonici sono considerati i discendenti della seconda ondata di genti affini ai Mongoloidi penetrate a più riprese nel subcontinente fra 25.000 e 15.000 anni fa e stanziatesi in una vasta area fra la cordigliera orientale delle Ande e le coste atlantiche, per spingersi poi fin nelle Antille a N e al Río de la Plata a S, fatta eccezione per l'altopiano subcontinentale centrale; nel sec. XV i Tupi erano ancora in fase d'espansione, mentre i Caribe stavano occupando le Antille sovrapponendosi ai predecessori Arawak, che a loro volta avevano respinto nelle regioni più interne o assorbito genti di indefinita origine dedite alla caccia e alla raccolta. Gli Amazzonici, infatti, erano agricoltori seminomadi e seppero domesticare numerose piante, dalla batata alla manioca, dal cacao al tabacco e al cotone. Si ritiene che nel sec. XVI assommassero a circa 5 milioni d'individui divisi in numerose tribù con strutture sociali e usanze spesso diverse; oggi sono ridotti forse a 600.000 individui (stima 1988) e gran parte delle tribù sono estinte (come quelle Tupi) o in via d'estinzione (come quelle Guaraní e Caribe) oppure limitate a piccoli gruppi dispersi in aree di rifugio. La maggioranza si è fusa con genti latino-americane soprattutto di colore; i gruppi più puri si trovano in alcune aree delle Guayane e del bacino occidentale del Rio delle Amazzoni e assommano complessivamente a circa 150.000 individui.

Arte

Bisogna anzitutto distinguere l'arte archeologica da quella recente e contemporanea. Gli scavi hanno portato alla luce reperti quasi esclusivamente litici o fittili, poiché il clima non consente la lunga conservazione degli oggetti in materiale deperibile. I resti archeologici più importanti si trovano nella Bolivia orientale, nella Montaña peruviana e nei bacini del Rio delle Amazzoni, dell'Orinoco e del Paraná (cultura dei sambaquí); la produzione artistica di questi luoghi risente di influssi provenienti dall'America Centrale e dall'area andina. La produzione più recente e contemporanea non è molto elevata, a eccezione della ceramica dipinta dei Pano, degli Arawak e dei Chiriguano, delle bamboline di cera, oggi più spesso di argilla, delle maschere vegetali dei Carajá e della ceramica e dell'arte decorativa dei Caduveo. Molto varia e raffinata l'arte plumaria, un tempo molto diffusa e apprezzata tanto da essere imitata dalle genti incaiche, che si presenta con stili diversi anche all'interno di un solo gruppo; oggi è diventata un prodotto artigianale commerciale eseguito da poche tribù Arawak. Una produzione a sé stante, definibile solo entro certi limiti come artistica, è quella delle tsantsas, teste-ridotte degli Jìvaro dell'Ecuador. La plastica lignea è invece di livello assai modesto.

Bibliografia

S. Canals Frau, Préhistoire de l'Amérique, Parigi, 1953; J. H. Hopper, Indians of Brazil in the Twentieth Century, Washington, 1967; O. Ribeiro, In difesa della civiltà indios, Milano, 1973; L. Faldini, Amazzonia, Novara, 1979; G. Bamonte, Problema dei marginali tra gli Indios, Firenze, 1981; J. Dorst, Amazzonia, Verona, 1987.

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