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Ancéschi, Luciano

filosofo e critico italiano (Milano 1911-Bologna 1995). Allievo di A. Banfi, insegnò Estetica all'Università di Bologna. La sua ricerca fu orientata verso una nuova fenomenologia critica e storica. Studioso sensibile e acuto osservatore delle nuove correnti del Novecento, contribuì con le sue analisi e con le antologie di cui fu curatore all'affermazione dell'ermetismo prima (Lirici nuovi, 1942) e della neoavanguardia poi (Linea lombarda, 1952, e Lirica del Novecento, con S. Antonielli, 1953). Fondò nel 1956 a Milano la rivista Il Verri, caratterizzata da una forte attenzione alle avanguardie letterarie e artistiche. In Autonomia ed eteronomia dell'arte (1936), che resta una delle sue opere principali, Anceschi colloca l'arte nella concreta esperienza dell'uomo come aperta espressione dei suoi bisogni, ma riconoscendo i tratti caratteristici che le sono propri. Tra i suoi scritti più importanti, oltre a quelli citati, ricordiamo: Saggi di poetica e di poesia (1942), Del Barocco e altre prove (1954), Progetto di una sistematica dell'arte (1961), Da Ungaretti a D'Annunzio (1976), Il caos e il metodo (1981), Tra Pound e i Novissimi (1982), L'idea del Barocco (1984), Gli specchi della poesia (1989), Riflessione, poesia, critica (1989), Le poetiche del Novecento in Italia. Studio di fenomenologia e storia delle poetiche (1990), Un laboratorio invisibile della poesia. Le prime pagine dello Zibaldone (1992), Decisione della forma. Esercizi critici e della memoria sulla pittura e sulle arti (1993) e L’esercizio della lettura (1995).

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