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Anderson, Sherwood

scrittore statunitense (Camden, Ohio, 1876-Colón, Panamá, 1941). Raggiunse una contrastata ma solida notorietà con Winesburg, Ohio (1919; Winesburg nell'Ohio), un volume di ventitré racconti ambientati nella grigia provincia del Middle-West, in cui Anderson insisteva sugli aspetti più angosciosi della condizione umana, sulla solitudine, l'abbandono, l'alienazione e, facendo tesoro della lezione di Gertrude Stein, ricorreva a una considerevole semplificazione del linguaggio. Ciò spiega la sua influenza su un'intera generazione di narratori, primo fra i quali Hemingway. Anche il romanzo Poor White (Un povero bianco), del 1920, è ambientato nella provincia americana, al punto che il vero protagonista è la piccola città più ancora che i suoi abitanti: si tratta di un mondo che soffre di una sorta di riflusso provocato dalla rivoluzione industriale e dall'avvento dell'età tecnologica, che minacciano l'individuo e lo corrompono. L'influenza della psicanalisi indusse successivamente Anderson ad affrontare il tema del sesso rompendo tradizionali e falsi pudori. In Many Marriages (Molti matrimoni), un romanzo pubblicato nel 1923, il tentativo di un uomo d'affari di rompere la crosta del conformismo con una serie di scelte in apparenza gratuite e controcorrente ha infatti nel sesso un elemento centrale. Non stupisce che nella rivalutazione dell'istinto vitale, che ha per sfondo una ricerca trascendente, Anderson scorgesse nel nero un'alternativa genuina alla falsità del bianco. Da questa visione piuttosto superficiale ed equivoca nacque il romanzo Dark Laughter (Riso nero), del 1925. Lo scrittore andò progressivamente isterilendosi e conobbe successivamente un malinconico declino. Di lui va ancora ricordata l'acuta e brillante autobiografia, Anderson Story Teller's Story (Storia di me e dei miei racconti), apparsa nel 1924, sicuramente una delle sue opere più felici.

Bibliografia

C. Pavese, in La letteratura americana e altri saggi, Torino, 1951; L. Trilling, La letteratura e le idee, Torino, 1962.

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