uomo politico italiano (Roma 1919). Nel 1944 fu eletto membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana. Stretto collaboratore di De Gasperi, fece parte della redazione de Il Popolo nel periodo clandestino. Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio (1947-54), è stato presente in molti governi ricoprendo vari ministeri. Già al timone di tre governi fra il 1972 e il 1978, dal marzo 1978 (in coincidenza con il sequestro di Moro) al marzo 1979 ha formato un gabinetto monocolore sostenuto dall'appoggio dei socialisti, dei repubblicani e dei comunisti. Ministro degli Esteri nel governo Craxi (1983), ha conservato l'incarico con i governi Goria (1987) e De Mita (1988). Nel 1989 tornava alla guida del Consiglio dei ministri mantenendo l'incarico sino alla fine della legislatura (aprile 1992). Da quel momento, pur essendo stato nominato senatore a vita nel 1991, Andreotti si avviava verso un inarrestabile declino politico anche perché, più di altri, emblematizzava la storia di una DC ormai in crisi irreversibile. Ma sul suo capo si andavano ormai addensando nubi ben più insidiose: veniva infatti accusato da alcuni mafiosi pentiti di essere il più importante referente della struttura criminale, non tanto per i legami che egli aveva avuto con esponenti della DC siciliana, risultati legati alla mafia, quanto per i rapporti diretti con l'organizzazione e alcuni suoi importanti capi. A quest'accusa si aggiungeva, poi, l'altra di essere stato il mandante dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, ucciso a Roma nel 1979. Rinviato a giudizio per ambedue i capi d'imputazione, Andreotti negava con decisione ogni addebito. Nel 2001 tornava a occuparsi attivamente di politica, fondando insieme a S. D'Antoni, ex segretario della CISL, Democrazia Europea, formazione intenzionata a proporsi come terzo polo d'ispirazione moderata tra centro-destra e centro-sinistra. Ma alle consultazioni elettorali del maggio dello stesso anno Democrazia Europea andava incontro a un insuccesso tale da spingere lo stesso Andreotti a ipotizzarne lo scioglimento. Nel 2002, ribaltando la sentenza emessa in primo grado in merito all'omicidio Pecorelli, la Corte d'appello di Perugia condannava Andreotti a 24 anni di carcere. Nel 2003, alla fine del processo d'appello per il reato di concorso in associazione mafiosa, Andreotti era assolto. Nel corso dello stesso anno la Cassazione sanciva l'assoluzione definitiva dall'accusa per l'omicidio di Pecorelli, annullando la sentenza della Corte d'assise d'appello di Perugia. Nel 2004 la Corte di Cassazione confermava la sentenza di assoluzione della Corte d'appello, per il reato di concorso in associazione mafiosa. Andreotti è autore di saggi storici e politici, tra cui: De Gasperi e la ricostruzione (1974), A ogni morte di papa (1980), Diari 1976-79, gli anni della solidarietà (1981), Visti da vicino (3 serie, 1982, 1983, 1985), Governare con la crisi (1991), I quattro del Gesù. Storia di un’eresia (1999), I nonni della Repubblica (2002).
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