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Andreatta, Beniamino

economista e politico italiano (Trento 1928-Bologna 2007). Conseguita nel 1950 la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Padova, si recava a Cambridge dove ottenne la laurea in economia. È stato senatore eletto nelle liste DC dal 1976 al 1992, ministro del Bilancio nel primo governo Cossiga e del Tesoro nei governi Forlani e Spadolini. Nel 1993 Andreatta veniva chiamato da C. A. Ciampi alla guida del Ministero degli Esteri. Nel dibattito apertosi in una DC scossa dalle inchieste giudiziarie, Andreatta si schierava in modo netto per il rinnovamento del partito e la sua trasformazione in Partito Popolare Italiano (PPI). Della nuova formazione diveniva capogruppo alla Camera nella XII legislatura (1994-95), ed era tra i più decisi avversari della linea del segretario R. Buttiglione, favorevole a un avvicinamento alle posizioni di Forza Italia, sostenendo invece la candidatura di R. Prodi alla guida di un'alleanza di centro-sinistra (l'Ulivo). La contrapposizione interna al partito ne provocava, nel luglio 1995, la scissione in due componenti, una di centro sinistra (che manteneva il nome di PPI) e una vicina al centro-destra (i Cristiani Democratici Uniti). Rimasto con i Popolari di G. Bianco, Andreatta partecipava attivamente alla campagna elettorale dell'aprile 1996 e, dopo la vittoria dell'Ulivo, assumeva l'incarico di ministro della Difesa nel nuovo governo guidato da Prodi. Dopo la crisi del governo Prodi (ottobre 1998), Andreatta entrava a far parte della Commissione Esteri e, nel novembre 1999, diveniva vicepresidente del Comitato per la legislazione. La sua attività parlamentare si interrompeva bruscamente nel mese di dicembre, a seguito di un ictus cerebrale, dal quale non riusciva più a riprendersi. Nel 2002 usciva comunque una sua raccolta di saggi e discorsi, intitolata Per un'Italia moderna.

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