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Anfitrióne

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Mitologia

(greco Amphitrýōn). Mitico re di Tirinto, discendente dall'eroe Perseo. Uccisore involontario del padre di Alcmena, sua promessa sposa, scontò l'omicidio con un esilio al servizio di Creonte, re di Tebe, e con la promessa fatta ad Alcmena di vendicare i suoi fratelli uccisi da Ptelaro, re dei Tafi. Sposata Alcmena, partì contro i Tafi, da cui tornò vittorioso dopo avere ucciso Ptelaro. Ma durante la sua assenza Zeus, prese le sue sembianze, si unì ad Alcmena, rendendola madre di Eracle.

Teatro

La tragedia e la commedia greca e latina si occupano frequentemente del personaggio. Nell'Amphitruo (forse 188 a. C.) di Plauto, Anfitrione torna improvvisamente a Tebe, reduce dalla guerra, in piena notte, e incarica il servo Sosia di avvertire Alcmena, la quale ha già ricevuto nel suo letto Giove in sembianze di Anfitrione; Mercurio, che Giove ha messo di guardia al palazzo, a sua volta prende le sembianze di Sosia. Il contrasto tra i due Anfitrione e i due Sosia dà luogo a scene di scintillante comicità. Alla fine, Alcmena dà alla luce due gemelli, uno figlio di Anfitrione, e sarà Ificle, l'altro figlio di Giove, e sarà Ercole. Il personaggio venne ripreso da Molière, il cui Amphitryon (1668) non si discosta dalla traccia plautina, ma è nuovo per l'intervento ironico dell'autore, che traspone vivacemente sulla scena la vita amorosa della corte del Re Sole. Sostanzialmente fedele ai modelli di Plauto e di Molière è l'Amphitryon or the Two Sosias (1690) di J. Dryden, musicato da H. Purcell. Heinrich von Kleist, nel 1807, allarga i confini comici della commedia con misure drammatiche che investono i personaggi di Alcmena e di Zeus. Fra le opere del sec. XX è da ricordare la bella commedia di J. GiraudouxAmphitryon 38 (1929) che rivendica argutamente l'innocenza passionale di Alcmena. § Da una battuta della commedia di Molière (“Il vero Anfitrione è l'Anfitrione presso cui si pranza”) ha origine l'uso antonomastico del termine, per indicare un munifico padrone di casa che ospita generosamente, offrendo lauti banchetti, o anche semplicemente chi paga da mangiare a più persone.