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Antonióni, Michelàngelo

regista cinematografico italiano (Ferrara 1912-Roma 2007). Col rigore del linguaggio e dei contenuti (incomunicabilità, alienazione) ha esercitato negli anni Sessanta un influsso mondiale. Dalla critica e dalla saggistica si volse al cinema attivo negli anni di guerra e del dopoguerra, quale assistente, sceneggiatore, autore di documentari neorealisti (Gente del Po, N.U., Superstizione, L'amorosa menzogna; 1947-1949). Nel 1950, col primo film a soggetto, Cronaca di un amore, già rivelava un mondo poetico teso sempre a scoprire una realtà in crisi attraverso l'indagine psicologico-ambientale (Milano invece di Roma, il Nord piuttosto che il Sud). Così nei Vinti (1953), dove spicca per il suo acume l'episodio inglese, nella Signora senza camelie (1955), nell'episodio di L'amore in città (1953), soprattutto nelle figure di donna tratte da un racconto di Pavese: Le amiche (1957). Nel labirinto della società borghese in declino non c'è sbocco e lo stesso clima di resa coinvolge sia l'operaio (Il grido, 1957) sia l'intellettuale impegnato ma integrato. È la trilogia detta appunto dell'incomunicabilità: L'avventura, La notte, L'eclisse (rispettivamente 1960, 1961, 1962). Sulla soglia del nuovo decennio, L'avventura, dove la ricerca di una donna misteriosamente scomparsa si trasforma in una riflessione sull'umana esistenza, lo impose anche all'estero nella “grande triade” italiana con Fellini e Visconti. Il successo venne riconfermato dal suo primo film a colori Deserto rosso (1964), nel quale il personaggio femminile, affidato come nei tre precedenti film a M. Vitti, è ancora il più vitale perché sensibile al disagio della dimensione inconscia, “alienata” delle creature e delle cose e, quindi, autocosciente. Con Blow-up, girato in Gran Bretagna (1967), e Zabriskie Point, negli Stati Uniti (1970), la meditazione si dilata alla filosofia (il fotografo che, nel primo film, non coglie nemmeno più la verità parziale dei fatti) e all'ideologia (la gioventù che, nel secondo, sogna la distruzione della società dei consumi), mentre il linguaggio si depura ulteriormente. Da un viaggio nella Cina Popolare realizzò un interessante documentario per la TV, Chung Kuo-Cina (1972). Partendo dall'Africa, si svolge invece in Europa il viaggio alla ricerca di identità di Professione: reporter (1974). Nel 1980 ha presentato a Venezia Il mistero di Oberwald, realizzato per la TV, da un dramma di J. Cocteau, mentre nel 1982 ha diretto il film Identificazione di una donna, tornando ai temi dell'incomunicabilità tra uomo e donna. Dopo una lunga assenza, nel 1995 è tornato dietro la macchina da presa per dirigere, in collaborazione con Wim Wenders, Al di là delle nuvole, film a episodi, tratto da un suo libro di racconti: presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ripropone molti dei temi cari al regista, primo tra tutti quello dell'insuperabile incomunicabilità tra le persone e tra i sessi. Nel 2004 ha diretto uno degli episodi di Eros. Nel corso della sua lunga carriera Antonioni ha ottenuto un numero considerevole di riconoscimenti: il premio per la carriera al Festival di Cannes (1982), il Premio Cultura (1987), il premio Oscar alla carriera (1995) e il Leone d'Oro alla carriera al 54° Festival di Venezia (1997) .

Bibliografia

R. Tailleur, P.-L. Thirard, Antonioni, coll. Classiques du Cinéma, 12, Parigi, 1963; C. Di Carlo, Michelangelo Antonioni, Roma, 1964; A. Bernardini, Michelangelo Antonioni da “Gente del Po” a “Blow-up”, Milano, 1966; C. Biarese, A. Tassone, I film di Michelangelo Antonioni, Roma, 1985.