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Apèlle (pittore)

(greco Apéllēs), pittore greco (forse Colofone 380/370-forse Coo fine sec. IV a. C.). Dopo i primi studi a Efeso, si recò a Sicione alla scuola di Panfilo, che basava il suo insegnamento sull'applicazione delle leggi matematiche al disegno. Fu pittore ufficiale a Pella con Filippo II e ad Alessandria con Alessandro Magno e poi con Tolomeo. Delle sue opere si ha testimonianza solo dalle fonti letterarie, che presentano Apelle come il massimo pittore greco dell'antichità. Veniva esaltato per l'incarnato delle sue figure, candido ma vivificato dal fluire del sangue, e per le sue ricerche luministiche. Fra le nuove tecniche sperimentate da Apelle c'era infatti l'uso dell'atrumentum, vernice nera (forse avorio bruciato) che, oltre a proteggere il quadro permetteva l'attenuazione della policromia e una luminosità diffusa o fortemente chiaroscurata. Oltre ai ritratti (l'attore Gorgostene, Alessandro Magno, il satrapo di Lidia Menandro, un autoritratto, il primo di cui si abbia notizia) dipinse scene di gruppo (corteo del sacerdote di Artemide Efesia, Artemide circondata da vergini sacrificanti, preferito dagli antichi). Fra le numerose Afroditi, celebre era l'Afrodite Anadiomène (che si terge i capelli) conservata al tempo di Augusto nel tempio di Cesare nel Foro romano. Altro suo quadro famoso fu la Calunnia, esempio di personificazione psicologica dei sentimenti (l'Ignoranza, il Sospetto, l'Insidia, la Frode, la Penitenza, la Verità nuda): dalla descrizione che Luciano ne fece Botticelli realizzò la sua Calunnia di Apelle (Firenze, Uffizi). Attento al verismo dei tratti di un volto o di un animale, Apelle lo realizzava, come Parrasio, attraverso una linea sottile, volta a indicare i rapporti volumetrici della figura.

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