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Apòllo (religione)

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Mitologia: generalità

(greco Apóllōn; latino Apollo-línis). Il dio più importante della religione greca, subito dopo Zeus. Raffigurato giovane e bello, era l'ideale stesso della giovinezza. Il suo rapporto con la gioventù traspare da numerosi culti giovanili di passaggio d'età; nel quale contesto Apollo appare come il prototipo divino dell'efebo. § Nel linguaggio comune, con valore estens., poetico, il nome del dio ha assunto il valore di sole, luce solare: “tenebroso fondo d'una torre / ove mai non entrò raggio d'Apollo” (Ariosto). Fig., giovane di straordinaria e armonica bellezza: è un vero Apollo.

Mitologia: religione greca

Nel complesso della sua azione Apollo è soprattutto importante per gli oracoli che venivano dati in suo nome e per la protezione da lui esercitata sugli indovini. La funzione mantica di Apollo si esprime appieno nell'oracolo che egli aveva a Delfi. Qui i Greci si recavano sia privatamente sia pubblicamente (come delegati della propria città) a consultare il dio, in vista di una decisione (per esempio quando si doveva fondare una colonia, o affrontare un viaggio, ecc.) o per scongiurare una minaccia (epidemie, carestie, siccità, ecc.) al corso normale della vita. L'intervento di Apollo tendeva a ristabilire l'ordine (di Zeus) sconvolto potenzialmente da una decisione innovatrice che rompeva l'equilibrio esistente, o attualmente da una colpa a cui si faceva risalire la calamità incombente. Il che faceva di Apollo il supremo tutore dell'ordine di Zeus e a volte anche il giustiziere nei confronti di coloro che tale ordine rompevano. La funzione di punitore è espressa dalle immagini che lo raffiguravano armato di arco e frecce. Le punizioni erano le malattie: come si richiedeva ad Apollo il mezzo di espiare la colpa per stornare la malattia, così gli si chiedeva la guarigione pura e semplice. E Apollo era anche “medico” oltre che indovino. Il mito gli attribuiva la paternità dello stesso dio della medicina Esculapio. La mantica apollinea (mantica d'ispirazione) si estendeva anche alla poesia. Il poeta, nella concezione greca era come l'indovino, colui che conosce il passato, il presente e il futuro. E Apollo, protettore degli indovini, era anche protettore dei poeti. A volte Apollo è stato identificato col Sole, ma i Greci avevano un altro dio-Sole, Elio. Tuttavia Apollo era “solare” per certi suoi aspetti: per la capacità di “illuminare” gli uomini e per la facoltà di “vedere” tutto (e pre-vedere) come il Sole, inteso talvolta come l'“occhio del cielo”. I Greci circondarono la figura di Apollo di diversi miti, come a voler esprimere in lui tutto il loro concetto del divino, l'interezza della loro esperienza religiosa. Il mito della sua nascita è connesso con l'affiorare dalle acque primordiali di un'isola (Delo), che erra nel liquido elemento come un pesce. E un pesce (il delfino) lo trasporta al luogo dove sorgerà il suo massimo santuario, Delfi; dove mare e terra acquistano un valore cosmico, coinvolgendo tutta la realtà, al di sopra della quale Apollo rivela la natura stessa del divino. Nell'Inno omerico ad Apollo Pitico il poeta narra della lotta sostenuta dal dio contro il serpente Pitone per conquistare Delfi e, dopo aver inneggiato alla vittoria di Apollo, indugia nel descrivere l'imputridimento del mostro, precisa allusione al rapporto che nelle culture agricole esisteva fra putrefazione e rinascita e nel contempo esaltazione della vittoria di Apollo come affermarsi di una religiosità nuova. Motivo che riaffiora anche nella presenza del dio al caotico scontro fra centauri e Lapiti, testimonianza della sua vittoria sul disordine, riaffermazione dell'ordine imposto da Zeus, riconquistata serenità dell'uomo quale riflesso della vita superiore degli dei.

Mitologia: religione romana

Il culto di Apollo fu trapiantato a Roma ancora, pare, al tempo dei re e il dio ebbe un primo tempio vicino al Circo Flaminio probabilmente già verso il 433 a. C. Il suo culto ebbe subito larga diffusione, perché ad Apollo si ispirarono gli oracoli sibillini. Nel 212 a. C. gli furono dedicati i Ludi Apollinares, che venivano celebrati ogni anno dal 6 al 13 luglio; in età imperiale Augusto lo onorò con un nuovo tempio sul Palatino.

Iconografia

Il dio compare nelle varie figurazioni del suo mito in molte opere dell'arte classica, dalla scultura alla ceramica, dai rilievi alle pitture, dalle monete alle gemme. Il suo tipo plastico è giovanile e molto spesso ignudo, mentre nella pittura vascolare più arcaica compare anche ammantato e con barba. Tra le sculture, la più antica è il bronzetto di Mantiklos (inizi sec. VII a. C., Boston, Museum of Fine Arts), mentre arcaiche e classiche sono le decorazioni templari (tesoro dei Sifni a Delfi, frontone W del tempio di Zeus a Olimpia, fregio E del Partenone). Le numerose statue accentuano progressivamente i caratteri femminili del dio: Apollo di Piombino (Parigi, Louvre); Apollo dell'Omphalos di Calamide (Atene, Museo Nazionale); Apollo di Kassel (Staatliche Kunstsammlungen) forse di Fidia; Apollo Sauroctono (Parigi, Louvre) di Prassitele; Apollo del Belvedere (Roma, Musei Vaticani) forse di Leocare. L'arte etrusca creò uno dei suoi capolavori con l'Apollo di Veio (Roma, Villa Giulia) appartenente a un gruppo fittile della fine del sec. VI a. C. Nell'arte occidentale le varie correnti artistiche che si ponevano a modello l'arte classica ripresero i temi del mito di Apollo. La pittura e la scultura raffigurarono il dio nel primo Quattrocento (Pollaiolo: Apollo e Dafne, Londra, National Gallery), nel Rinascimento maturo (Raffaello: affresco nelle Stanze Vaticane raffigurante il Parnaso), nell'ambito del classicismo secentesco (Bernini: Apollo e Dafne, Roma, Galleria Borghese; F. Girardon: gruppo con Apollo servito dalle Ninfe nel parco di Versailles), in epoca neoclassica (A. Appiani: il Parnaso, affresco della Villa Reale di Milano, e il Carro di Apollo, ora a Brera).