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Apollodòro di Damasco

architetto e ingegnere militare romano (n. Damasco, attivo inizi sec. II d. C.). Fu architetto ufficiale di Traiano, che seguì nelle guerre contro i Daci. Venne invece a contrasto con Adriano, che lo esiliò e forse lo condannò a morte (ca. 125). È l'unico grande architetto romano di cui si conoscano il nome e pressoché l'opera completa ed è sicuramente uno dei maggiori dell'antichità. La questione del suo stile è piuttosto dibattuta dagli studiosi; in ogni caso gli si riconosce una sintesi organica fra tradizione italico-romana e moduli ellenistico-orientali. Nella sua attività di ingegnere militare costruì, nell'intervallo fra la prima campagna dacica (101-102) e la seconda (105), il ponte sul Danubio, del quale rimangono avanzi presso Drobeta (Romania) e un'immagine in rilievo sulla Colonna Traiana. Sul ponte, dalla tecnica arditissima, scrisse anche un trattato; da codici bizantini è stata invece tramandata la parte fondamentale, con i disegni, del suo trattato di poliorcetica. A Roma oltre a un odeon, a un circo (detto circus Hadriani) e a un ginnasio (da identificarsi con le terme dell'Esquilino), realizzò il complesso del Foro Traiano, che fu modello a tutti i fori dell'impero. Alla grande piazza del foro (126 m di lato) si accedeva dal Foro di Augusto attraverso un arco trionfale; al centro era la statua a cavallo dell'imperatore, sui lati si allargavano due vasti emicicli a colonne (i Mercati); di fronte all'entrata si trovava la facciata della Basilica Ulpia a cinque navate interne e absidata sui lati minori. Sul fianco posteriore della basilica si aprivano le due biblioteche, greca e latina, a pianta rettangolare, oltre le quali si accedeva al tempio del divo Traiano. Tra le biblioteche e di fronte al tempio si innalzava la Colonna Traiana. L'ignoto scultore, uno dei massimi dell'arte romana, che realizzò la colonna, e quasi sicuramente il fregio ad altorilievo inserito posteriormente nell'arco di Costantino e le decorazioni scultoree del foro, operò in accordo con le strutture architettoniche, tanto che alcuni hanno supposto possa trattarsi dello stesso Apollodoro. Uno degli emicicli del foro, quello addossato al colle del Quirinale, che era stato tagliato profondamente per ricavare la piazza, aveva lo scopo pratico di sostenere la scarpata e fu sviluppato in una grande aula a due ordini di botteghe (tabernae), circa un centinaio, coperta da un'ampia volta a crociera. La critica moderna ha talora attribuito ad Apollodoro di Damasco anche i porti di Ostia, poligonale, e di Centocelle (antico nome di Civitavecchia), a emicicli; gli archi di Traiano a Benevento e Ancona; il trofeo di Adamclissi.