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Aquilèia (Udine)

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comune in provincia di Udine (36 km), 6 m s.m., 36,84 km², 3329 ab. (aquileiesi), patrono: santi Ermagora e Fortunato (12 luglio).

Generalità

Centro nella pianura friulana, situato nell'immediato retroterra della laguna di Grado, sul fiume Natissa. Da Palmanova si arriva ad Aquileia lungo la via Giulia Augusta (l'originaria Julia Augusta), antico cardo massimo. Lo spazio urbano è diviso in una maglia ortogonale orientata secondo gli assi della centuriazione; il foro occupava la parte centrale.

Storia

Fondato dai Romani nel 181 a. C. divenne municipio nel 90 a. C. e si sviluppò grazie anche alle numerose strade che univano il suo porto al retroterra. Sede episcopale dal sec. III (nel 380 sant'Ambrogio vi presiedette un concilio), dal sec. IV divenne capoluogo della Venetia et Histria. Alle devastazioni subite da Attila nel 452 seguì un lungo periodo di decadenza, durante il quale sopravvisse solo l'autorità della Chiesa, che nel 557 si oppose al concilio di Costantinopoli (553). Il declino si accrebbe con l'invasione longobarda (568), quando Grado rimase con la costa ai romani-bizantini e il patriarcato “forogiulese” si spostò (607) prima a Cormons e poi a Cividale. Solo con l'elezione di Poppone (1019) Aquileia ritornò al suo antico splendore, grazie anche all'intensificarsi del commercio con i paesi del Mediterraneo e la Germania. Nuovamente decaduta nel Trecento per la malaria, subì l'occupazione di Venezia, che nel 1420 pose fine allo stato patriarcale. Afflitta dalle incursioni turche alla fine del sec. XV, passò nel 1509 sotto la dominazione degli Asburgo. La soppressione del patriarcato (1751) privò di ogni residua rilevanza la città, che, dopo la parentesi napoleonica, rimase austriaca fino alla prima guerra mondiale. Venne annessa all'Italia nel 1923.

Arte

La struttura urbana di epoca romana, ancora visibile dalle strade riportate in luce, era del tipo a castrum. Le mura repubblicane vennero distrutte nel sec. I e una seconda cinta difensiva venne più volte rifatta fino al sec. IV. Il portocanale sul Natissa è visibile nella sua conformazione originaria del sec. I. Il foro, rettangolare e porticato, si presenta com'era in età severiana. È stato identificato l'anfiteatro, mentre del circo e del palazzo imperiale di età augustea è certa solo l'ubicazione. Oratori sotterranei e basiliche testimoniano la diffusione del cristianesimo fin dal sec. III. I reperti architettonici e scultorei attestano la presenza ad Aquileia, dal sec. III a. C. a tutta l'età augustea, di una tradizione di tipo centro-italico, mentre dal sec. III vi è un'influenza dell'arte delle province d'oltralpe. Numerosi sono i pavimenti a mosaico, che impiegano i materiali del luogo e tessere di pasta vitrea. Del sec. II a. C. sono i mosaici a fondo nero e marmi colorati, dei sec. I e III quelli geometrici in bianco e nero. Particolarmente plastici i mosaici delle terme Pasqualis (sec. III) che raffigurano giochi ginnici e motivi marini. La città fu un importante centro della lavorazione del vetro (vi fu perfezionata la tecnica “a soffio” importata dal Levante) e dell'ambra. Per l'oreficeria vennero incisi i vari tipi di calcedonio, i quarzi, gli opale, le pietre preziose, ottenendo risultati di altissimo livello. Molti reperti sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale, uno fra i più importanti musei italiani di antichità romane, che raccoglie anche materiale paleocristiano e medievale. Del periodo medievale rimane soltanto il complesso monumentale della basilica (dichiarato nel 1998, insieme alla zona archeologica, patrimonio dell'umanità dall'UNESCO), con il campanile e la chiesa dei Pagani. La basilica, in stile romanico, a tre navate con presbiterio sopraelevato, è quella eretta su preesistenti chiese nel 1021-31 da Poppone. Gli archi acuti e il soffitto a carena di nave sono posteriori al terremoto del 1348. Nella navata sinistra si conservano mosaici pavimentali di stile tetrarchico, appartenenti alle primitive aule cultuali del vescovo Teodoro (inizi sec. IV). Risalgono invece al sec. IX, cioè alla ricostruzione attuata dal patriarca Massenzio, la cripta e i due plutei della cappella di San Pietro. Gli affreschi dell'abside sono del sec. XI, mentre quelli delle pareti e della volta della cripta risalgono ai sec. XI-XIII e sono bizantineggianti; vi si distinguono le Storie della Passione. La basilica è unita da un portico al battistero e alla cosiddetta “chiesa dei Pagani”, formata da due ambienti, uno rettangolare e uno quadrato con cupola ornata di affreschi del sec. XIII. Dietro la basilica si estende il piccolo cimitero dei caduti del 1915-1918. Un'altra importante basilica cristiana, fondata nel sec. V, si trova nella frazione Monastero.

Economia

L'agricoltura produce cereali, frutta e uva (vini DOC); praticato è l'allevamento bovino. L'industria è attiva nei settori chimico, della lavorazione dei metalli e del legno e della distillazione dei liquori. Particolarmente attivo è il turismo culturale.

Per la storia

A. Calderini, Aquileia romana. Ricerche di storia ed epigrafia, Milano, 1930; F. Seneca, La fine del patriarcato aquileiese 1748-1751, Venezia, 1954; G. Brusin, Aquileia e Grado, Padova, 1956; P. Piani, Vita di Aquileia romana, Udine, 1981; S. Tavano, Aquileia e Grado. Storia, arte, cultura, Trieste, 1986.

Per l'arte

G. C. Menis, I mosaici cristiani di Aquileia, Udine, 1965; V. Scrinari Santa Maria, Catalogo delle sculture romane. Museo di Aquileia, Roma, 1972; S. Tavano, Aquileia, guida dei monumenti cristiani, Udine, 1977; G. Cavalieri Manasse, La decorazione architettonica romana di Aquileia, Trieste e Pola, Padova, 1978; F. Castellan, Selezione dei beni culturali. Archeologia e restauro nelle basiliche di Grado e Aquileia, Milano, 1988.