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Aràbia Saudita

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(Al Mamlakah al 'Arabīyah as Su’ūdīya). Stato dell'Asia sudoccidentale (2.149.690 km²). Capitale: Riyadh. Divisione amministrativa: province (13). Popolazione: 30.770.375 ab. (stima 2014). Lingua: arabo. Religione: musulmani (sunniti 93,3%, sciiti 3,4%), cristiani 2,9%, altri 0,4%. Unità monetaria: riyal (100 halalah). Indice di sviluppo umano: 0,836 (34° posto). Confini: Giordania e Iraq (N), Kuwait (NE), Golfo Persico (E), Qatar e Emirati Arabi Uniti (SE), Oman e Yemen (S), Mar Rosso (W). Membro di: CCG, Lega Araba, OCI, ONU, OPEC e WTO.

Generalità

Stato dell'Asia occidentale stretto tra Mar Rosso e Golfo Persico, l'Arabia Saudita occupa oltre i due terzi della Penisola Arabica. È il Paese che ha dato origine alla civiltà arabo-islamica e che più d'ogni altro è rimasto fedele alle antiche tradizioni dell'Islam, alle forme più genuine e puritane della sua religiosità: non a caso però, dato che nell'Arabia Saudita si trovano le città sante sunnite, La Mecca e Medina. È inoltre il Paese arabo che meno ha conosciuto il colonialismo, attestatosi a N di esso e negli sceiccati periferici della penisola: a questo fatto si devono i suoi confini. Passato grazie a un sorprendente processo dalle antiche tradizioni pastorali e beduine alla lucrosa industria del petrolio, l'Arabia Saudita ha sfruttato la straordinaria ricchezza che ne è derivata per incrementare gli investimenti in diversi settori: istruzione e sicurezza sociale, infrastrutture, altre attività produttive. Nonostante l'enorme sviluppo, il Paese conserva ancora tratti autoritari e conservatori, soprattutto per quanto riguarda la condizione delle donne e degli immigrati.

Lo Stato

L'Arabia Saudita è diventato regno indipendente nel 1932, dall'unione dei regni di Neged (Najd) e Higiaz (Al-Hêijāz) e degli emirati di ‘Asīr, Najrān e Al Hasa. È una monarchia in cui il sovrano detiene il potere assoluto anche se nell'ultimo decennio del sec. XX ci sono state importanti trasformazioni. Dal marzo 1992 è in vigore una legge fondamentale che attribuisce al re il ruolo di primo ministro con facoltà di nominare gli altri ministri. La stessa legge prevede che il re nomini un Consiglio Consultivo (Majlis ash-Shoura), di 120 membri, con il compito di coadiuvarlo nelle decisioni di politica interna ed estera. Alla morte del re Fahd, avvenuta nell'agosto 2005, il trono è passato a Abdullah Ibn Abd-el Aziz, nuovo sovrano e “custode delle sante moschee” (La Mecca e Medina). Nello stesso anno, per la prima volta, è stato esercitato il diritto di voto, limitato ai cittadini maschi. L'islam sunnita è la religione dello Stato, i cui dettami valgono anche come legge civile. La legge coranica (shari’ah), amministrata da tribunali religiosi, prevede la pena di morte per una serie diversa di reati (80-100 le esecuzioni capitali stimate ogni anno). Le forze armate sono affiancate da una Guardia di frontiera e dalla Guardia nazionale. Le truppe operative statunitensi, presenti in Arabia Saudita dal 1991, dopo la guerra del Golfo, hanno lasciato il Paese nel 2003. L'esistenza di tribù nomadi rende difficoltosa la scolarizzazione; non esiste del resto una legge che la obblighi (mentre è obbligatoria l'istruzione religiosa), né che stabilisca l'età per l'ingresso nella scuola . Una poderosa campagna di alfabetizzazione, avviata a partire dal 1955, ha ridotto al 14.5% il numero degli analfabeti (2008). Nelle scuole vige la separazione tra maschi e femmine. La scuola primaria dura sei anni, quella secondaria abbraccia lo stesso numero di anni e prepara ai corsi universitari. L'insegnamento superiore, che si articola ormai in tutte le principali discipline universitarie, viene impartito nelle università di Riyadh, di Gidda (le due principali), di Ad-Dammām e di Hofuf; opera altresì a Dhahran un istituto superiore per ricerche minerarie. Vi sono inoltre università islamiche a Medina, a Riyadh e a La Mecca, in cui vengono compiuti studi teologici.

Territorio: geografia fisica

Il territorio saudita, benché relativamente vario, ha una sua unità che trova ragione nella particolare struttura geologica della Penisola Arabica, formata sostanzialmente da vasti tavolati che poggiano su un sostrato cristallino rigido, frammento basale del continente asiatico un tempo saldato all'Africa. La costa occidentale è orlata da rilievi che scendono al Mar Rosso con una ripida scarpata, mentre verso l'interno si distendono a formare vasti tavolati costituiti da formazioni paleozoiche, mesozoiche e cenozoiche, rotte da successivi gradini; nelle parti più depresse le formazioni cenozoiche sono sottoposte a sedimenti recenti, tra cui anche vaste coperture sabbiose, come quelle che formano il deserto del Rubʽal Khali. Al fatto che le formazioni sedimentarie non abbiano subito consistenti deformazioni si devono i ricchi accumuli di petrolio nella sezione orientale del Paese (regione di Al Hasa ecc.). Data l'aridità non esistono veri e propri fiumi, ma solo uidian che, secondo l'inclinazione generale dei tavolati, solcano il territorio da W a E; a essi si accompagnano numerose falde acquifere, che soprattutto nella sezione mediana del Paese, il Neged, danno origine a importanti oasi, come quella di Riyadh. Climaticamente l'Arabia Saudita è caratterizzata da una spiccata aridità, con temperature assai elevate (valori medi nella capitale di 34 ºC nel mese più caldo e di 24 ºC in quello più freddo). Le escursioni termiche sono sensibili nell'interno, di poco risalto lungo le coste che presentano un'elevata umidità. Le precipitazioni si verificano soprattutto in una breve stagione (wasm) da ottobre a novembre; sono debolissime e non superano su gran parte del Paese i 100 mm annui, valore che aumenta fino a 200-250 mm sui rilievi occidentali.

Territorio: geografia umana

L' Arabia Saudita ha una densità abitativa di 12 ab./km², una delle più basse dell'Asia, ma la distribuzione della popolazione sul territorio non è omogenea: le province settentrionali, Al-Jawf, Confine Settentrionale (Al-Hudūd ash-Shamālīyah) e Tabūk e l'estesa provincia Orientale (Ash-Sharqīyah) hanno una densità ancora inferiore alla media nazionale. La popolazione è costituita da due grandi gruppi etnici: quello saudita (74,8%) e quello yemenita (13,2%); sono inoltre presenti nel Paese gruppi di asiatici (6,5%) e neri (1,5%). L'Arabia Saudita è un Paese di antico popolamento che conserva ancora, in larga misura, l'elemento etnico originario; le popolazioni meno pure si trovano sulle fasce costiere dove si sono avute soprattutto infiltrazioni africane e iraniche. Nomadismo e sedentarietà accentrata nelle oasi sono all'origine della distribuzione della popolazione, che è ancora in larga parte suddivisa in tribù (le kabilah), le stesse che esistevano all'epoca della predicazione di Maometto, cui si deve la loro unificazione dal punto di vista religioso e culturale. I nomadi rappresentano ormai una piccola quota della popolazione. Allo spopolamento delle aree rurali contribuiscono i progressi delle tecniche colturali: nel settore primario si ottengono produttività sempre più elevate con un minor numero di addetti. Questo fenomeno di spopolamento ha determinato una diminuzione della manodopera e anche il ricorso a lavoratori stranieri. A partire dal 1999, tuttavia, è stata applicata una politica di rigore verso gli immigrati irregolari, che sono stati in gran parte espulsi (ca. 500.000 in un anno). All'inizio del sec. XXI gli stranieri costituiscono un quinto della popolazione, metà di quella attiva. L'espansione delle città è piuttosto recente, benché un urbanesimo di netto stampo islamico, cioè sviluppatosi in funzione religiosa, si sia affermato da tempo nel Paese: La Mecca e Medina sono in tal senso le due più tipiche e antiche città dell'Islam. I centri urbani sono in continuo sviluppo e ospitano l'81,9% della popolazione (2008). Al centro delle fasce oasiche e nelle aree costiere esistono cittadine con funzioni commerciali o portuali; in epoca recente alcune di queste cittadine, meglio favorite rispetto alle moderne vie di comunicazione, hanno accresciuto la loro importanza per ragioni diverse; è il caso di Riyadh, divenuta capitale del Paese, di Hofuf, valorizzata dalla ferrovia Riyadh-Ad-Dammām, di Gidda, base dei pellegrinaggi ai luoghi santi. Vi sono infine i centri potenziati dalle attività petrolifere, come Dhahran e Ra's Tannūrah.

Territorio: ambiente

La natura desertica del territorio influenza le caratteristiche dell'ambiente biologico saudita. Il manto vegetale è poverissimo, rappresentato per lo più da cespugli spinosi e, nelle aree più elevate, soprattutto lungo gli uidian, da tamerici, acacie e altre piante xerofile. Nelle oasi di tutto il Paese domina sovrana la palma da dattero. La sua collocazione lo rende uno dei Paesi a rischio di desertificazione e di esaurimento delle risorse idriche. In Arabia Saudita le aree protette a vario titolo rappresentano il 36,8% dell'intero territorio. La loro collocazione va dalle regioni settentrionali al confine con Giordania e Iraq alla grande area (64 milioni di ettari) della regione sudorientale, tra Golfo Persico e il confine con l'Oman, denominata Ar-Rub'al-Khāalīi. Negli anni Ottanta del Novecento è stata istituita una Commissione nazionale per la conservazione e lo sviluppo della natura, con l'intento di stabilire e monitorare un sistema di protezione di queste aree. Esistono inoltre aree volte alla protezione del patrimonio ambientale marino, minacciato dall'inquinamento dovuto alle fuoriuscite di petrolio. In particolare la costa occidentale, quella sul Mar Rosso, è oggetto di interesse da parte degli studiosi: nel 2003 l'Arabia Saudita ha predisposto un piano per la conservazione della barriera corallina e del complesso ecosistema marino dell'area.

Economia

Economicamente l'Arabia Saudita si regge quasi interamente sul petrolio. Grazie a esso il Paese ha potuto avviare di recente un processo di trasformazione che è stato ritardato solo dal conservatorismo proprio della dinastia wahhabita. L'ascesa al trono di re Fayṣal, tuttavia, ha segnato una svolta in senso progressista portando al superamento di molti indugi: in primo luogo si è attuata una più equa e lungimirante messa a profitto delle cospicue royalties ricavate dalla vendita all'estero del petrolio; in secondo luogo sono stati promossi interventi di carattere sociale (scuola e formazione professionale, assistenza sanitaria ecc.), costruite infrastrutture, realizzate opere ed elaborati progetti in ambito agricolo e industriale. Gravemente colpita (1991) dal costo della guerra del Golfo (armamenti e sicurezza), l'economia saudita ha attraversato un momento di crisi profonda e solo dal 1994 ha registrato segnali di ripresa. Alla fine del decennio, tuttavia, la caduta dei prezzi del petrolio ha provocato una diminuzione del 40% delle entrate. Si è formato così un considerevole deficit pubblico determinato dalle ingenti voci di spesa. Questa situazione ha costretto il Consiglio superiore per gli affari politici minerari, istituito nel gennaio 2000, ad aprire alle società straniere le attività di distribuzione e raffinazione del petrolio e del gas. Le attività di estrazione sono state riconfermate all'esclusiva gestione del monopolio statale tramite la compagnia nazionale Saudi Aramco. Ciò ha contribuito a far aumentare il prezzo del greggio e a migliorare le entrate del Paese, che da allora si mantengono alte e accompagnate da una modesta inflazione – risalita pesantemente solo nel 2006 a causa della debolezza del dollaro e dell'aumento della domanda domestica –, e ha permesso una sempre più ampia apertura del governo nei confronti dell'iniziativa privata nonostante la marcata presenza dello Stato nel controllo degli apparati produttivi. L'Arabia Saudita è di fatto uno degli Stati più ricchi al mondo, con un PIL di 369.671 ml $ USA (2009) e un PIL pro capite di 14.486 $ USA (2008), più che raddoppiato rispetto ai valori della fine degli anni Ottanta del Novecento, quando, a fronte del deciso aumento demografico, aveva subito un tracollo. Il quadro dell'economia saudita è in espansione e coinvolge l'agricoltura, la difesa e le telecomunicazioni. I cospicui investimenti nel settore primario degli ultimi anni del sec. XX hanno permesso di aumentare le aree coltivabili attraverso l'assegnazione governativa gratuita di appezzamenti. Le autorità hanno anche favorito la concessione di aiuti finanziari agli agricoltori e lo sviluppo di moderne tecniche di coltivazione e irrigazione attraverso la razionalizzazione delle risorse idriche, lo sfruttamento dei pozzi, la desalinizzazione dell'acqua marina. L'Arabia Saudita ha raggiunto, così, l'autosufficienza alimentare. Principali colture sono i cereali (miglio, sorgo, orzo, riso e frumento), frutta (soprattutto datteri) e ortaggi, tipici prodotti delle oasi. La regione agricola più ricca è naturalmente quella più piovosa (specie le alteterre dell'ʽAsīr). Largamente diffuso è l'allevamento (ovini e caprini particolarmente), risorsa fondamentale dei beduini. Significativo è anche il settore della pesca. Come detto, la ricchezza del Paese si fonda interamente sul petrolio, le cui riserve accertate (corrispondenti a circa un quarto del totale mondiale) assicurano al regno una notevole produzione. I maggiori giacimenti di petrolio si concentrano nella regione orientale e sul Golfo Persico. Attraverso una estesa rete di oleodotti il greggio viene trasportato nelle grandi raffinerie e ai terminali di Saida (Sidone), nel Libano, e di Yenbo sul Mar Rosso. I piani quinquennali per la diversificazione dell'economia hanno portato allo sviluppo di nuovi rami nel settore dell'industria. Un'estesa rete di gasdotti consente di utilizzare le notevoli riserve di gas naturale per alimentare l'esportazione di gas liquefatto anche se la maggior parte del gas è destinato al consumo interno. Tra le risorse minerarie sono presenti bauxite, ferro, rame; a metà degli anni Ottanta del XX secolo si è rinvenuto nella provincia di Al-Qaşīm, al centro del Paese, un ricco giacimento di carbone e contemporaneamente si è iniziato lo sfruttamento delle miniere aurifere (Mahd adh-Dhahab). Le industrie annoverano, oltre ai complessi petrolchimici, impianti siderurgici, altri legati alla meccanica pesante e dei materiali per l'edilizia (cementifici). Nel 2007 il governo ha approvato la costituzione di quattro nuovi distretti industriali. È il terziario a occupare la maggior parte della popolazione attiva mentre è ridotto il numero di sauditi impegnati negli altri settori. Le importazioni, prevalentemente di prodotti industriali, alimentari e tessili, provengono in gran parte dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Germania; le esportazioni (quasi esclusivamente idrocarburi) sono dirette soprattutto verso gli Stati Uniti, il Giappone, la Corea del Sud, l'India e Singapore. Si è osservato inoltre, a partire dal nuovo millennio, come per altri Paesi, l'ingresso della Cina fra i partner commerciali più importanti. Dal 2004 l'Unione Europea è presente a Riyadh con una delegazione che cura le relazioni bilaterali con i Paesi dell'area; gli Stati dell'UE intrattengono rapporti commerciali con l'Arabia Saudita da cui importano principalmente combustibile e dove esportano macchinari per l'industria e i trasporti. Dopo anni di attesa, grazie anche alle politiche di sviluppo e di diversificazione dell'economia, nel 2005 il Paese ha fatto il suo ingresso nel WTO. Consistente è l'apporto economico degli oltre 2 milioni di pellegrini che visitano annualmente i luoghi santi giungendo da tutti i Paesi musulmani dell'Asia e dell'Africa, facendo del turismo una delle prime voci del settore terziario. Inoltre, la presenza di alcune grandi banche e soprattutto della borsa valori della capitale, hanno reso l'Arabia Saudita il principale centro finanziario del Medio Oriente. Ingentissimi sono stati negli anni gli investimenti nell'ambito delle infrastrutture viarie; strade asfaltate collegano in pratica tutti i centri del Paese.

Storia

Già sei anni prima della costituzione dello Stato (1932), Ibn Saʽūd I, emiro del Neged e fondatore del regno, si era assicurato i confini attuali con la conquista dell'Higiaz, strappato agli Hascimiti, e con il protettorato sull'Asīr. Nel 1934 lo Yemen, che vantava anch'esso mire su quest'ultima regione, prese le armi contro i Sauditi. La guerra, durata pochi mesi, si risolse a favore dell'Arabia Saudita che con il trattato di Taʽif regolò in proprio favore le controversie di frontiera con lo Yemen. Nel 1945 l'Arabia Saudita aderì alla Lega Araba. La profonda rivalità che la opponeva, nonostante la risoluzione delle questioni di confine, alle dinastie hascimite regnanti nell'Iraq e in Giordania spinse Ibn Saʽūd I, morto nel 1953, e il suo successore Ibn Saʽūd II a una politica di avvicinamento all'Egitto. Ma quando Il Cairo divenne il centro di un movimento panarabo rivoluzionario e progressista, l'Arabia Saudita cercò di porsi alla testa delle forze arabe conservatrici e panislamiche. La guerra civile yemenita (1962-70) fu in una certa misura il prodotto della rivalità fra RAU e Arabia Saudita. Nel 1964 Ibn Saʽūd II fu deposto dal fratello Fayṣal, che era stato primo ministro dal 1958 al 1960 e dal 1962 in avanti; Fayṣal promosse all'interno una politica di cauta modernizzazione e all'estero intese risolvere, insistendo sull'opzione conservatrice, i problemi posti dal ritiro degli Inglesi dalla Penisola Arabica. Ma non poté impedire che la già reazionaria Federazione dell'Arabia Meridionale divenisse nel 1967 la progressista Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Quanto allo Yemen vero e proprio, Fayṣal ottenne nel 1967 il ritiro delle truppe egiziane: ma, contro le previsioni, i repubblicani yemeniti prevalsero sui monarchici. Dopo l'uccisione di re Fayṣal (25 marzo 1975) da parte di un nipote, salì al trono il fratellastro Khāled. Alla morte di questi, avvenuta nel 1982, gli succedette il fratello Fahd ibn 'Abd el-'Aziz, promotore di accordi per il raggiungimento della pace in Medio Oriente. L'affermazione del fondamentalismo sciita in Iran determinava nella regione una decisa modificazione degli equilibri inducendo una generale ricollocazione che riguardava anche la monarchia saudita e la sua politica estera. In particolare la lunga guerra tra l'Iran e l'Iraq, protrattasi per quasi tutti gli anni Ottanta, aveva reso precarie le rotte petrolifere, ma essa era anche la spia di una lotta a più ampio raggio per l'egemonia nell'area e nello stesso mondo arabo. Ufficialmente neutrale, l'Arabia Saudita era comunque costretta a subire alcune conseguenze della guerra per il danneggiamento di petroliere saudite, ma anche per le turbolenze interne scatenate dai gruppi di rito sciita che rivendicavano, invece, uno spostamento a favore dell'Iran. Il timore di un coinvolgimento sempre più diretto spingeva Riyadh al riarmo, mentre si riallacciavano (1987) i rapporti diplomatici con l'Egitto e si operava un più generale riavvicinamento agli Stati Uniti. Nel nuovo clima di distensione dei rapporti Est-Ovest maturava anche la ripresa diplomatica con l'Unione Sovietica e si inaugurava quella con la Cina. Il precario equilibrio regionale, però, veniva violentemente scosso nell'agosto 1990 per l'invasione irachena del Kuwait. Sentitosi direttamente in pericolo per la presenza delle truppe di Baghdad ai confini e le oscure minacce di Saddam Ḥusayn, re Fahd non aveva esitazioni a chiedere l'intervento diretto degli Stati Uniti. Una mossa in qualche modo obbligata, ma gravida di conseguenze nel mondo musulmano per l'evidente contraddizione generata dalla massiccia presenza di truppe occidentali proprio nella culla dei luoghi più sacri dell'Islam: una contraddizione resa un po' meno stridente per la presenza di altri Paesi arabi e della stessa Arabia Saudita nella coalizione antirachena che rapidamente si costituiva. L'impegno militare statunitense e delle maggiori potenze occidentali determinava la sconfitta dell'Iraq e la liberazione del Kuwait (guerra del Golfo, gennaio-febbraio 1991), ma al contempo l'intera vicenda aveva messo in luce le debolezze strutturali del sistema di difesa saudita che si era mostrato incapace di far fronte ai pericoli provenienti da altri Stati della regione senza l'ombrello statunitense. Con la nuova situazione, anche al fine di contenere i tentativi destabilizzanti dei gruppi sciiti presenti nel Paese, l'Arabia Saudita riallacciava nel 1991 i rapporti diplomatici con l'Iran mentre riprendeva una politica di sostegno agli Stati arabi in maggiore difficoltà e alla stessa OLP. Ma era l'insufficienza dell'apparato militare ad angustiare il regime di Riyadh essendo evidente che non bastavano i pur cospicui investimenti nel settore (15 miliardi di dollari tra il 1991 e il 1992). Anche dopo la sconfitta irachena, dunque, si rendeva necessaria una presenza statunitense, sia pure fortemente ridimensionata, ma ciò finiva con l'alimentare un'opposizione fondamentalista già abbastanza vivace e che lambiva anche alcuni elementi della gerachia religiosa ufficiale. Una presenza, quella integralista, difficile da estirpare nonostante i numerosi arresti eseguiti tra il 1994 e il 1995 e il più attento controllo degli immigrati (100.000 espulsi nel febbraio 1995). Tali provvedimenti, infatti, non erano sufficienti a impedire l'insorgere di nuovi fenomeni terroristici antistatunitensi che sfociavano nell'attentato alla sede dei consiglieri militari di Riyadh (novembre 1995) e nel più grave attacco alla base aerea di Khobar (giugno 1996) che provocava la morte di 19 militari e il ferimento di molte decine di uomini. Segnali di queste difficoltà interne venivano anche dal travaglio del gruppo dirigente, come dimostrava l'ampio rimpasto con il quale nell'agosto 1995 venivano cambiati 16 dei 28 ministri. A ciò si aggiungevano anche le precarie condizioni di salute di re Fahd che, nel gennaio 1996, cedeva temporaneamente i poteri al fratellastro Abdallah. Mentre i nuovi rapporti con lo Yemen conducevano nel 2000 a un accordo sui confini (la sovranità esercitata di fatto dall'Arabia Saudita sulle province meridionali dell'Asīr, di Najrān e di Jīzān era stato motivo di ricorrenti contestazioni), non nascoste tensioni si verificavano con gli Stati Uniti, essendo il governo saudita contrario alle incursioni aree americane contro l'Irak, condotte dal 1997 per scalzare S. Ḥusayn, e alla politica statunitense verso i Palestinesi. Sul terreno della politica interna, malgrado il ritiro di fatto dal potere di re Fahd, le tensioni presenti in seno alla famiglia reale impedivano un trasferimento ufficiale del potere, anche se il principe Abdallah consolidava la propria autorità dando impulso a un rinnovamento economico (riduzione del debito pubblico, privatizzazioni, apertura del Paese agli investimenti esteri) affidato a un Consiglio Economico Supremo e a un Consiglio Supremo per le risorse petrolifere e minerarie, creati rispettivamente nel 1999 e nel 2000. Cercando di proporsi come mediatore in molti conflitti del Maghreb (tra Marocco e Algeria per il Sahara Occidentale, tra Stati Uniti e Libia), Abdallah nel contempo proseguiva a opporsi alla reintegrazione dell'Iraq nel mondo arabo e continuava nella politica di riavvicinamento all'Iran, giudicando la vittoria elettorale dei riformatori in questo Paese (2000) un progresso per l'intensificazione degli scambi commerciali e per la stabilità dell'intera regione. Nel dicembre 2000 l'Arabia Saudita sottoscriveva con Kuwait, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti, membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, un progetto per la creazione di una moneta comune entro il 2005 e un patto di reciproca difesa diretto a fronteggiare soprattutto la minaccia irachena. La guerra contro l'Iraq, condotta dalla coalizione anglo-americana nel 2003, e la conseguente caduta del regime di Saddam Ḥusayn, vanificavano la minaccia irachena, ma innescavano forti tensioni nel Paese, come dimostravano i gravi attentati terroristici contro alcuni quartieri residenziali abitati da occidentali e arabi e contro palazzi governativi, a Riyadh, avvenuti sia nel corso dello stesso anno sia in quello seguente. Nel febbraio 2005 si sono tenute, per la prima volta nella storia del regno, le elezioni amministrative, a suffragio universale maschile, limitatamente alla metà dei seggi (il 50% dei quali resta di nomina regia). Il primo agosto dello stesso anno moriva il re Fahd e la corona è passata al principe ereditario 'Abd Allāh bin ʿAbd al-ʿAzīz Al Saʿūd conosciuto come re Abdullah (Riyāḍ, 1924); il ministro della Difesa Sultan Nayef bin Abdul Aziz Al Saud è divenuto il nuovo principe ereditario (morto però nel 2012). Nel gennaio 2007 il presidente della Federazione Russa V. Putin si recava in visita ufficiale nel Paese siglando accordi commerciali e di cooperazione tecnologica. Nello stesso anno venivano eseguite 143 condanne a morte, suscitando polemiche nell'opinione pubblica internazionale. Nel 2012 Salman bin Abdul-Aziz Al Saud diventava il nuovo principe ereditario e succedeva al padre 'Abd Allah morto nel 2015. Nel marzo del 2015 il paese interveniva direttamente nella guerra civile yemenita bombardando le posizioni dei militanti sciiti.

Cultura: generalità

Il patrimonio culturale dell'Arabia Saudita è intimamente legato alla tradizione islamica e ai costumi delle genti beduine e grande è il fascino esercitato da una cultura millenaria e conservatrice in un Paese dove l'ingente ricchezza portata dal petrolio rappresenta un ponte verso la modernità. La religione islamica e la lingua araba costituiscono in ogni caso il motivo comune di una popolazione nomade e originariamente frammentata. Dell'antica civiltà beduina resta traccia nella poesia, nella musica e nella danza, contaminate poi dalla cultura araba. Le celebrazioni pubbliche ammesse sono le due feste religiose di ‘Id al-Fitr e di ‘Id al-Adha e la ricorrenza dell'unificazione del regno (23 settembre). Sono proibite le feste religiose non islamiche.

Cultura: tradizioni

I costumi tradizionali sono largamente diffusi in tutto il Paese, pur con alcune differenze tra le città e il resto del territorio. Dalla tradizione beduina proviene l'ardha, la danza delle spade a ritmo dei tamburi, con il coinvolgimento di un poeta che fa da voce narrante. Le prescrizioni dell'Islam e le necessità dovute al clima torrido condizionano ancora aspetti della vita quotidiana quali l'abbigliamento, la cucina e le relazioni sociali. Decori e disegni differenti dei tessuti caratterizzano le diverse comunità; gli abiti, sia maschili che femminili, sono larghi e lunghi; gli uomini indossano il ghutra, un copricapo di stoffa stretto alla testa con una corda attorcigliata (igaal). Le donne sono tenute a indossare il mantello (abaaya) e il velo (shayla); quest'ultimo, generalmente nero, è spesso impreziosito da monili e gioielli in argento e pietre di notevole fattura. La cucina, in cui le usanze religiose si confondono con le abitudini di un Paese che anticamente ospitava le vie carovaniere per l'Oriente, esclude il maiale e le bevande alcoliche e fa largo uso di spezie (specialmente nella regione orientale). I piatti tipici variano da regione a regione; comprendono pane non lievitato (khoboz) e riso (con zafferano, rosso o bruno), pesce e carne di pollo, montone e agnello, legumi e verdure varie, frutta, in particolare datteri e caffè, preparato alla turca, offerto agli ospiti in segno di benvenuto. Diffusi sono la harisah, piatto a base di carne, cereali e zucchero, il ful mudammas, a base di fave e, tra i dolci, la jubniyyah, di formaggio di capra, e il masub, con banane tritate e pane dolce. Nei pranzi nuziali è offerto agli ospiti il saliq, riso con carne d'agnello o di pollo, servito con il duqqus, una salsa piccante.

Cultura: letteratura

Il rigorismo wahhābita, una condizione di sostanziale estraneità del Paese al moto di rinascita culturale del mondo arabo, nonché la prevalente struttura tribale, sono tra i fattori che hanno contribuito al mantenimento di forme letterarie conservatrici non solo nel Neged ma anche nell'Hêijāz, che fu la culla della poesia araba pagana. La poesia, fedele agli schemi ritmici tradizionali, è spesso dedicata al panegirico e al riṯā' (elegia); ancora nella seconda metà del sec. XX non era raro trovare qaṣīda di circostanza sui quotidiani della Mecca e di Medina. Tra i poeti segnaliamo: Muḥammad ibn Surūr aṣ-Ṣabbān, Aḥmad Ibrāhīm al-Ghazzawī, Abd al-Haqq an-Naqshibandi, Aḥmad al-ʽArabī, noto anche come prosatore, Aḥmad Qindīl (1911-1979), Ḥusayn Sarḥān (n. 1915) e Ibrahīm ibn Ghaʽis. Alla generazione successiva appartengono Hamūd ibn Zaid e Ḥusayn Sarrāǧ, autore tra l'altro del primo dramma saudita. Negli ultimi decenni del sec. XX si è affermata una poesia più impegnata, attenta ai problemi della donna, del Terzo Mondo, del razzismo ecc., e si è operato un recupero della lirica dialettale. Un posto a sé merita il principe ʽAbdallāh al-Fayṣal Āl Saʽūd (n. 1921), lucida coscienza delle contraddizioni di un mondo in rapida trasformazione. Sempre più in bilico tra il progresso dovuto al petrolio e il richiamo degli antichi valori tradizionali, la produzione letteraria ha ripreso in chiave moderna temi antichi con il poeta Muḥammad Ḥasan ʽAwwād (1902-1980), mentre Ghāzī al-Quṣaibī (n. 1949) rappresenta la scuola modernista. Nella narrativa emerge il racconto breve con SubāʽīʽUthmān (n. 1938) e ʽAbd Allāh as-Sālmī (n. 1950); mentre per il romanzo si ricordano Ibrāhīm an-Nāṣir (n. 1933) e il giordano-saudita ʽAbd ar-Raḥmān Munīf (1933-2004), considerato uno dei maggiori scrittori di tutto il mondo arabo. Non è da sottovalutare, infine, il ruolo via via crescente svolto dalle donne nello sviluppo non solo della società, ma anche della cultura e della letteratura nell'Arabia Saudita. Molte scrittrici si sono dedicate al genere del racconto breve: Fāṭimah Ḥinnāwī (n. 1949), Ḥayriyyah al-Šaqqāf (n. 1951), Ruqayyah Šabīb (n. 1952), Fawziyyah al-Bakr (n. 1958), Nadà al-Tasan (n. 1970). Le scrittrici saudite si sono distinte anche nella poesia: tra loro emerge Fawziyyah Abū Ḥālid (n. 1955) che ha lavorato soprattutto sulla lingua dei suoi versi, scritti in uno stile vicino al simbolismo. La rigidità dei fondamentalisti non risparmia gli intellettuali più audaci nel raccontare la situazione della società saudita spesso minacciati di morte dai fondamentalisti e costretti a riparare all'estero; tra gli altri il giornalista Turki al-Ḥamād (n. 1953), il romanziere Yousef al-Mohaimeed (n. 1964), la scrittrice Laila al-Giuhni (n. 1969) con il romanzo d'esordio Il canto perduto, Rajaa al-Sanea (n. 1982).

Cultura: arte

Del periodo islamico più antico non resta quasi nulla, se si eccettuano i resti archeologici di ben strutturati insediamenti di epoca abbaside, che sono stati riportati alla luce lungo le vie di pellegrinaggio. I luoghi santi, oggetto di continui e consistenti rimaneggiamenti (soprattutto in due epoche, cioè nel periodo ottomano e dopo la seconda guerra mondiale) hanno assunto un aspetto moderno. Di qualche interesse l'architettura popolare, che si differenzia a seconda delle regioni per la tipologia – case-torri nel Sud (Najrān) e nelle zone orientali (Gidda, Aṭ-Ṭā'if), case con corte interna nelle rimanenti regioni – e per la decorazione, sempre assai sobria, e concentrata attorno alle finestre e alle porte. Grandi progetti architettonici, quali il Terminal Hajj dell'aeroporto di Gidda, tendono a coniugare le forme artistiche tradizionali con tecniche e materiali moderni, grazie anche al coinvolgimento di architetti di fama internazionale, tra cui Minoru Yamasaki (1912-1986), a cui si devono l'aeroporto di Dhahran e il quartier generale della Saudi arabian monetary agency di Riyadh, realizzati tra l'inizio degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Ottanta del XX sec.

Bibliografia

Per la geografia

S. H. Longrigg, Oil in the Middle East, Londra, 1968; R. Knaurhase, The Saudi Arabian Economy, Londra, 1977; R. El Mallakh, Saudi Arabia Rush to Development: People of an Energy Economy and Investment, Londra, 1982; P. G. Donini, I paesi arabi, Roma, 1986.

Per la storia

D. Howarth, The Desert King; Ibn Saud and his Arabia, New York, 1964; R. B. Winder, Saudi Arabia in the Nineteenth Century, Londra, 1965; F. J. Tomiche, L’Arabie Séoudite, Parigi, 1979; F. Gabrieli, Gli Arabi, Firenze, 1987.

Per la letteratura

V. Strika, Note sulla giṣṣah e riwāyah saudiana, in “Oriente Moderno”, LIX, pag. 677-683, 1979; S. Kh. Jayyusi (a cura di), The Literature of Modern Arabia, an Anthology, Londra-New York, 1988.