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Arany, János

poeta ungherese (Nagyszalonta 1817-Budapest 1882). Nato da una famiglia contadina di origine nobiliare, Arany divenne uno dei personaggi più in vista della vita intellettuale del Paese: fu direttore di importanti riviste letterarie (Figyelö, Koszoru), direttore della Società Letteraria Kisfaludy, segretario dell'Accademia d'Ungheria. Tali cariche lo resero addirittura il dominatore della vita letteraria ungherese dal 1865 al 1879. Arany è considerato il maggiore poeta epico ungherese e un notevole lirico. Oltre alla trilogia Toldi e alla trilogia unna (Keveháza, Buda halála, Csaba Királyfi), Arany scrisse due poemi politico-satirici, una fiaba in versi, un poema psicologico e uno autobiografico, nonché una nutrita serie di poesie epiche minori, tra le quali un posto particolare spetta alle ballate. Per i poemi La morte di Buda e Il Principe Csaba, Arany è considerato, insieme a Vörösmarty, il creatore della mitologia ungherese; per la prima e la terza parte della trilogia Toldi (Toldi e La sera di Toldi) è ritenuto il creatore del populismo estetico. Toldi è personaggio realistico e idealizzato nello stesso tempo, in cui gli ungheresi si potevano riconoscere e al quale potevano facilmente accostarsi, perché presentato in uno stile letterario accessibile a tutti. Nel poema satirico La costituzione perduta Arany prende di mira le mene dei politicanti, mentre in Gli zingari di Nagyida compie un'autocritica quasi in nome di tutta la nazione, per il fallimento della guerra d'indipendenza. La seconda parte della trilogia Toldi (Gli amori di Toldi) è un poema cavalleresco-romantico su sfondo rinascimentale: risale alle campagne in Italia di Lodovico d'Angiò. Con le sue ballate “dotte” Arany è riuscito a conciliare le caratteristiche della ballata popolare (atmosfera di mistero, estrema laconicità) con l'esigenza della comprensibilità da parte dei lettori, ai quali è sconosciuto l'ambiente dei villaggi dove la ballata popolare è nata. Il poema autobiografico Stefano il pazzo, rimasto incompiuto ma interpretabile sulla base degli abbozzi, pur partendo da schemi byroniani, anticipa certi temi pirandelliani (soprattutto il tema della realtà e della finzione in uno stesso personaggio). Arany coltivò anche i generi dell'idillio (La cerchia della famiglia), dell'ode e dell'elegia; tradusse tre drammi shakespeariani, tutto Aristofane e i primi canti della Gerusalemme liberata e dell'Orlando furioso. Come saggista lasciò uno studio comparativo tra Tasso e Zrinyi e iniziò la sistematica elaborazione della versificazione ungherese.