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Arcàdia (accademia letteraria)

accademia letteraria fondata a Roma nel 1690 da un gruppo di letterati (tra i quali G. M. Crescimbeni e G. V. Gravina) dopo la morte di Cristina di Svezia, nel cui salotto solevano riunirsi; dal 1725 ebbe stabile sede nel Bosco Parrasio, giardino alle pendici del Gianicolo. L'Arcadia prese il nome dalla celebre regione della Grecia, cantata come ideale patria di pastori e poeti nell'antichità e nel Rinascimento; i soci si chiamarono pastori e assunsero uno pseudonimo grecizzato e bucolico; insegna era la siringa di Pan, cinta di pino e d'alloro; protettore, Gesù Bambino; il presidente era detto custode generale e le affiliazioni nelle varie città italiane colonie. Razionalismo e classicismo sono gli elementi costitutivi dell'Arcadia: suo programma era infatti quello di combattere, in nome della ragione, il “cattivo gusto” barocco e di ritornare alla naturalezza e alla semplicità dei classici, proseguendo la tradizione della poesia bucolica. Non tutto, però, nell'Arcadia fu d'ispirazione pastorale. Si ebbero tendenze varie: una trovò la sua forma nell'epigramma e nel madrigale, ed ebbe come rappresentanti F. de Lemene e G. F. Zappi; l'altra si espresse nelle canzoni e nelle odi pindareggianti di B. Menzini, V. da Filicaia e A. Guidi; l'ultima, infine, imitava il Petrarca e fu rappresentata, fra gli altri, da E. Manfredi. Il secondo periodo (1728-43) coincise con il momento di maggior prestigio dell'Arcadia, giacché essa poté fregiarsi del nome del Metastasio. Oltre al Metastasio i più dotati tra gli arcadi della seconda generazione furono P. A. Rolli, L. Savioli, C. I. Frugoni, A. Bertola e I. A. Vittorelli. Questi poeti, nonostante la loro vena tenue e frivola, consentirono il formarsi di un sicuro gusto letterario, difendendo i diritti della poesia in un'età razionalistica e impoetica. Inoltre l'Arcadia lasciò tracce profonde nel campo dell'erudizione e della storiografia. Essa, infine, contribuì, con le sue colonie dedotte nelle varie parti d'Italia, a creare fra gli Italiani un sentimento di ammirazione e di entusiasmo per la comune tradizione di poesia e di cultura. Non si dimentichi che furono voci dell'Arcadia quasi tutti i poeti e gli scrittori del Settecento, dal Parini all'Alfieri, dal Vico al Muratori. Già verso la metà dell'Ottocento, però, l'esistenza dell'Arcadia appariva anacronistica. All'Accademia nazionale subentrò un'Accademia romana che si protrasse fino al Novecento, fino a quando cioè fu trasformata in Accademia letteraria italiana.

G. Baretti, La Frusta letteraria (1763-65), a cura di L. Piccioni, Bari, 1932; B. Croce, La letteratura italiana del Settecento, Bari, 1949; C. Calcaterra, Il barocco in Arcadia, Bologna, 1950; M. Fubini, Dal Muratori al Baretti, Bari, 1954; W. Binni, L'Arcadia e il Metastasio, Firenze, 1963.