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Arp, Hans

(o Jean), pittore e scultore francese (Strasburgo 1887-Basilea 1966). Venuto in contatto con il Blaue Reiter nel 1911 (epoca in cui conosce Klee e Kandinskij), partecipa l'anno successivo alla seconda esposizione del movimento espressionista e in seguito collabora alla rivista Der Sturm. Nel 1914 stringe amicizia con Max Ernst, con il quale cinque anni più tardi darà vita al gruppo dadaista di Colonia dopo aver partecipato al movimento dada a Zurigo. La sua attività è così fin dall'inizio caratterizzata dall'adesione ai gruppi di avanguardia. A Colonia nel 1918-19 partecipa con Max Ernst ai movimenti rivoluzionari che in quel tempo coinvolgevano i dadaisti berlinesi e promuove un'intensa attività di gruppo che lo porta a eseguire opere collettive. Inoltre Arp realizza delle “configurazioni” ottenute con forme astratte di cartone che vengono appoggiate a caso sulla tela, ulteriore e più libero sviluppo dei suoi collages eseguiti nel 1915 a Parigi. A questo periodo risalgono pure i primi rilievi policromi, mentre con Sofia Täuber (che sposerà nel 1921) sperimenta schemi astratti per tessuti e arazzi. Nel 1923 collabora alla rivista Merz, fondata dal pittore dadaista Kurt Schwitters. Nel 1925 Arp si trasferisce a Parigi e aderisce al surrealismo, partecipando alla prima esposizione di gruppo alla Galleria Pierre. Contemporaneamente ha contatti con De Stijl ed esegue con Van Doesburg la decorazione e l'allestimento del café-dancing strasburghese L'Aubette (1927-28). Questo attivismo è lontano dal significare per Arp una sorta di eclettismo, proprio per la sua capacità di identificare queste esperienze alla luce di un linguaggio e di un'espressione coerentemente personali. Tra il 1925 e il 1926 si stabilisce a Meudon nella casa costruita su progetto di Sofia Täuber. Aderisce nel 1932 al gruppo “Abstraction-Création” e in quest'epoca compie i papiers déchirés, che segnano un rinnovamento della tecnica del collage. Con le “concrezioni” del 1933 supera definitivamente il limite tra oggetto dadaista e scultura, con una plastica a tutto tondo di aspetto anche monumentale (Seme gigante, al Museo d'Arte Moderna di Parigi). Scrive ancora poesie (nelle quali non sconfina, come i surrealisti, nell'onirico, ma contrappone alla logica un non-senso regolato da un lucido irridente anti-intelletto) e alla fine della II guerra mondiale raccoglie i suoi poemi ne Le Siège de l'Air. È questo il periodo delle grandi realizzazioni per la città universitaria di Caracas (Pastore di Nuvole, 1953) e per l'U.N.E.S.C.O. di Parigi (1957). Alla Biennale di Venezia del 1954 vince il Premio internazionale per la scultura.

Bibliografia

M. Seuphor, L'Art abstrait, ses origines, ses premiers maîtres, Parigi, 1949; C. Giedion-Welcker, Hans Arp, Stoccarda, 1957; J. Thrall Soby, Arp, New York, 1958; G. Marchiori, Arp, Milano, 1964; D. Vallier, L'arte astratta, Milano, 1984.