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Avalokiteśvara

bodhisattva, emanazione del Dhyāni-BuddhaAmitabha (del quale reca sempre una piccola immagine sul fronte dell'acconciatura), la cui raffigurazione, nell'ampio e complesso tracciato dell'arte buddhista, costituisce il tema iconografico religioso sensibilmente più ricco di trasformazioni e di variazioni . Questo tema ebbe divulgazione popolare e stimolò attraverso i secoli (dal V al XVIII) inesauribili invenzioni stilistiche, che segnarono precisi momenti nell'evoluzione artistica delle differenti civiltà asiatiche. Già documentato nel sec. V nell'immagine del grande compassionevole, “colui che porta il loto”, Padmapāni, nella pittura indiana gupta della grotta 1 di Ajanta, Avalokiteśvara trova nelle versioni scultoree successive dell'arte pāla una delle sue più note raffigurazioni come “sovrano del mondo” (Lokanātha), assiso in posa di rilasso regale (lalitāsana), con la gamba sinistra piegata orizzontalmente e la destra leggermente flessa, pendente. In un'altra interpretazione scultorea Avalokiteśvara è raffigurato in piedi in una composizione a forma di stele, schema già usufruito dalla scultura gandharica. Varie sono le interpretazioni in scultura nell'area della cultura indiana: nell'arte khmer il bodhisattva presta il proprio sembiante per l'apoteosi postuma di re e di principi e principesse; nell'arte di Giava centrale Avalokiteśvara appare aureolato da un nimbo raggiante, con dieci braccia (mentre in Cambogia viene rappresentato come Lokeśvara con otto braccia) nelle cui mani tiene gli attributi che lo caratterizzano (rosario, loto, fiaschetta, conchiglia, ruota, ecc.). Nel complesso pantheon tibetano del lamaismo e tantrismo la forma più diffusa di Avalokiteśvara è a undici teste e il Dalai-lama diviene la sua incarnazione. Qui Avalokiteśvara ha una sua controparte femminile nella dea Tārā bianca, che a sua volta si sdoppia in un'altra divinità, la Tārā verde. Delle varie manifestazioni assunte da Avalokiteśvara nella ricca iconografia cinese, che conta raffigurazioni raggruppate in versioni di sei (con undici teste, a testa di cavallo, a mille teste e mille braccia), di sette o di trentatré immagini, quella più popolare (nella quale avviene la trasformazione del sesso del bodhisattva) è la forma femminile di Kuan-Yin, che si lega al dolce sembiante della tibetana Tārā bianca, il cui modello viene ripreso anche dall'arte giapponese per dare vita alla popolare immagine di Kannon.

A. K. Coomaraswamy, Elements of Buddhist Iconography, Oxford, 1935; A. Falco Howard, Royal Patronage of Buddhist Art in Tenth Century Wu Yueh, Stoccolma, 1985; J. Larson, R. Kerr, Guanyn, Londra, 1985; Lizhong Liu, Buddhist Art of the Tibetan Pleateau, Hong Kong, 1988.

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