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Ave Marìa

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Lessico

(negli usi comuni per lo più avemmarìa o avemarìa), sf. [sec. XIII; dalle prime parole della preghiera].

1) La preghiera principale (detta anche salutazione angelica) della Chiesa cattolica alla madre di Dio Maria Vergine. In loc. fig.: in un'avemaria, in meno di un'avemaria, in un attimo, nel tempo brevissimo in cui si può recitare la preghiera; sapere qualche cosa come l'avemaria, perfettamente.

2) L'ora del tramonto in cui le campane suonano per invitare i fedeli a recitare la preghiera alla Madonna; il suono stesso delle campane.

3) Ciascuno dei grani di minor grandezza del rosario; per estensione, pastina per minestra di forma simile.

4) Denominazione comune degli Insetti Coleotteri.

Religione

L'Ave Maria si compone di due parti: la prima ripete le parole dell'arcangelo Gabriele alla Vergine (Ave gratia plena; Dominus tecum; benedicta tu in mulieribus; Luca, 1, 28) e di Santa Elisabetta (Et benedictus fructus ventris tui; Luca, 1, 42). La seconda è costituita da una fiduciosa invocazione di tutta la Chiesa alla madre di Dio. L'Ave Maria entrò nella liturgia nel sec. VI (il testo della prima parte è stato rinvenuto su due ostraca egiziani del sec. VI o VII) e si ha notizia di una sua diffusione in tutto l'Oriente cristiano. In Occidente ritroviamo intatto il testo degli ostraca nell'offertorio della domenica IV d'Avvento, risalente a San Gregorio Magno (ca. 540-604). La preghiera entrò nell'uso popolare solo nel sec. XII (Sinodo di Parigi del 1198) e da allora divenne abituale tra il popolo cristiano, specie dopo l'introduzione del Rosario. La seconda parte (Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae. Amen) si formò gradatamente tra il sec. XIII e il XV. Pio V, nel 1568, la fissò nella formulazione attuale. L'Ave Maria ha ispirato composizioni musicali in ogni tempo: mirabili le melodie gregoriane, riprese da autori polifonisti quali Palestrina e il Victoria; celebri le composizioni di Schubert, Gounod, Cherubini, Mozart, Mendelssohn, ecc.