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Avigliano

comune in provincia di Potenza (18 km), 800 m s.m., 84,93 km², 12.025 ab. (aviglianesi), patrono: san Vito (15 luglio).

Centro dell'Appennino Lucano, situato nel bacino del fiume Sele. Le prime notizie risalgono al sec. XII. Durante l'insurrezione ghibellina del 1268 fu popolato dai fuorusciti di Potenza e della valle di Vitalba. Carlo I d'Angiò lo concesse a vari signori e, dopo complesse vicende feudali, nel 1579 ebbe statuti comunali. Nel sec. XVII appartenne a Ferrante Rovito e poi ai Doria Pamphili. Fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Fu noto in passato per l'artigianato orafo e gli armieri. § L'abitato conserva numerosi edifici dei sec. XVIII-XIX. La chiesa di Santa Maria degli Angeli, annessa al convento dei Riformati, ha facciata secentesca e, all'interno, altari lignei intagliati del sec. XVII. § L'economia si basa sull'agricoltura (cereali, olive e uva), sull'allevamento (ovini, caprini e suini), sull'industria (cartaria, meccanica, edile e dell'abbigliamento) e sull'artigianato del ferro battuto, dell'intarsio del legno e della lavorazione dei tessuti, della ceramica e del vetro. § Fuori dal paese, in cima al monte Carmine, è il santuario della Madonna del Carmine (sec. XVII). Ogni anno, il 16 luglio, una folla di pellegrini si reca al santuario portando sulle spalle o in testa i cosiddetti “cigli”, tempietti fatti di candele colorate. In frazione Castel Lagopesole è la possente mole del castello edificato da Federico II (forse su una costruzione normanna) e in cui l'imperatore e suo figlio Manfredi soggiornarono per lunghi periodi, facendone la sede dell'amministrazione degli Svevi; fu ampliato in epoca angioina. A pianta rettangolare, presenta due cortili: nel più piccolo è una massiccia torre quadrata, nel più grande la cappella, che conserva nell'abside resti di affreschi; tra gli ambienti interni spicca la sala “dell'imperatore”, con capitelli in pietra finemente scolpita. Ospita il Centro Internazionale di Studi Federiciani del CNR.