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Bèrni, Francésco

poeta italiano (Lamporecchio 1498-Firenze 1535). Passò la fanciullezza nel Casentino e fece gli studi giovanili a Firenze. Protetto dal cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena che lo condusse con sé a Roma come segretario, entrò nel 1520 al servizio del nipote di lui, Angelo Dovizi, protonotario apostolico. Come segretario del vescovo di Verona, Giammatteo Giberti, si trovò a Roma durante il sacco del 1527 e assistette nel 1530 all'incoronazione di Carlo V a Bologna. Nel 1532 passò col cardinale Ippolito de' Medici che gli ottenne l'anno successivo il canonicato. Sembra sia morto avvelenato. Spirito brillante e spregiudicato, letterato disinvolto e profondamente padrone della sua lingua toscana, col gusto di uno stile agile e pittoresco ma sapientemente curato (uno stile che gli assicurò ammirazione per tutta l'età barocca e il Settecento), dette il meglio di sé nelle Rime burlesche, composte di sonetti, sonettesse (o sonetti caudati) e capitoli. Con le rime burlesche si ricollegò a tutta una tradizione di poesia giocosa e beffarda, particolarmente viva in Toscana e a Firenze (si pensi all'Orcagna, al Pucci, al Burchiello), ma si collocò anche in quella schiera di letterati “avventurieri della penna” il cui più tipico rappresentante fu l'Aretino, che il poeta ebbe nemico e contro cui si scagliò violentemente nei suoi sonetti. La tradizione burlesca e giocosa fu da Berni rielaborata e resa materia di esercitazioni e giochi letterari di cui egli fu maestro, ma si caricò anche di particolare aggressività e virulenza e assunse il tono dell'invettiva, soprattutto nei sonetti contro i nemici. Nelle rime il lazzo si mescola con la sghignazzata oscena, lo scherzo con la beffa feroce, l'arguzia con la rappresentazione grottesca, la maldicenza si trasforma in invettive e in sfoghi di violenza verbale. Ma anche nelle satire e nelle invettive moraleggianti, più che lo sdegno morale emergono il gusto della beffa vendicativa, le avversioni personali e, soprattutto, il compiacimento del letterato per la sua ricchezza e per la sua maestria linguistica. Gli argomenti sono i più diversi, dai vizi dei propri nemici alla crapula dei preti, al sentimentalismo lezioso dei poeti d'amore (insistente fu la sua polemica antipetrarchesca), fino ai più futili e casuali della vita quotidiana. Abili e vivaci esercitazioni letterarie devono essere considerate le due farse rusticali, la Catrina, imitazione della Nencia da Barberino di Lorenzo il Magnifico, e il Mogliazzo. Berni scrisse anche alcune Rime serie, pochi versi latini e un Dialogo contro i poeti (1527). Ma, dopo le Rime burlesche, la sua opera più importante è il rifacimento in lingua toscana dell'Orlando innamorato del Boiardo (che per diversi secoli fu preferito all'opera originale), nel quale la sua padronanza linguistica e la sua abilità letteraria si manifestarono pienamente.

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