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Bétti, Ugo

autore drammatico italiano (Camerino 1892-Roma 1953). Il suo teatro, il più significativo del periodo postpirandelliano in Italia, ha risentito della professione di giudice da lui esercitata dal 1920. Esso ha infatti spesso un andamento processuale, sfociante in una sentenza di rinvio a giudizio. Il problema della giustizia, della responsabilità individuale e collettiva è al centro della tematica bettiana: tipico in questo senso il dramma più famoso, Corruzione al Palazzo di Giustizia, scritto nel 1944 e rappresentato a Roma per la prima volta nel 1949. L'atmosfera, spesso inquietante e misteriosa con palesi richiami kafkiani, ha in genere nei testi di Betti una presenza più viva degli stessi personaggi; questi sono accomunati da una sorta di emblematicità che trova riscontro in una problematica morale svolta attraverso un rigoroso, lucidissimo dialogo inquisitorio che ripropone a ogni istante temi esistenziali, in un bisogno esasperato di analizzare il proprio tormento e di giudicarsi o essere giudicati. Tra gli altri drammi si ricordano: Frana allo scalo Nord (1936), Vento notturno (1945), Ispezione (1947), Delitto all'isola delle capre (1950), L'aiuola bruciata e La fuggitiva (postumi). Betti fu anche poeta (Il re pensieroso, 1922; Canzonette-La morte, 1932; Uomo e donna, 1937) e narratore (Le case, 1933).

Bibliografia

G. Pellecchia, Saggio sul teatro di Ugo Betti, Napoli, 1963; G. Fontanelli, Il teatro di Ugo Betti, Roma, 1985.

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