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Baccanti, Le-

(Bakchai), ultima tragedia di Euripide, rappresentata nel 406 a. C. È parimenti l'ultima delle grandi tragedie greche e si ricollega direttamente al culto di Dioniso, lontana matrice del genere. Il dio stesso si reca a Tebe e vi suscita un clima di isterismo e di licenza che il re Penteo è ben deciso a soffocare. La vendetta di Dioniso è terribile: le donne a lui devote, capitanate dalla stessa madre di Penteo, Agave, dilaniano il misero sovrano. L'opera riflette il dramma possente dell'impotenza dell'uomo di fronte ai capricci degli dei e, contemporaneamente, si pone come uno studio affascinante e terribile dell'irrazionalità sempre presente nella natura umana, che l'autore combatte ma da cui si sente attratto. È ormai lontana la serena compostezza del mondo classico: l'elemento apollineo ha perso la sua funzione equilibratrice. Per la sua tematica e per il suo svolgimento, la tragedia è fra le opere greche che più seducono i teatranti d'oggi: si ricorda almeno una riduzione dell'americano Schechner, Dionysus in 69.

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