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Banca Romana

banca di emissione costituita a Roma nel 1834 da finanzieri francesi sulla base di un privilegio concesso dal pontefice. Denominata nel 1850 Banca dello Stato Pontificio, nel 1870, in seguito all'annessione di Roma allo Stato italiano, fu ricostituita con l'antico nome di Banca Romana e le fu riconfermato il privilegio di emettere regolari biglietti . Nella generale situazione di disordine monetario e creditizio venutasi a creare in Italia dopo il 1883, un'ispezione ordinata dal governo Crispi nel 1889 rilevò per la Banca Romana un ammanco di cassa di 9 milioni di lire e l'esistenza di serie duplicate di biglietti. Occultati dal governo, i risultati dell'ispezione furono tuttavia denunciati al Parlamento da Napoleone Colajanni, deputato dell'opposizione. Ne nacque una vera battaglia parlamentare che costrinse il governo a ordinare una nuova inchiesta (1893). Quest'ultima accertò per la Banca Romana una circolazione quasi doppia di quella autorizzata, duplicazioni di biglietti di antiche serie per 41 milioni, un vuoto di cassa di 20 milioni, bilanci, relazioni e documenti falsificati. Mentre la banca veniva liquidata e si provvedeva al riordinamento degli istituti di emissione fondando la Banca d'Italia, una commissione parlamentare d'inchiesta mise in luce la responsabilità di uomini politici e alti funzionari della pubblica amministrazione nello scandalo. Lo stesso Giolittipresidente del Consiglio, fu accusato di aver ricevuto sovvenzioni dalla banca: l'accusa non risultò provata ma Giolitti si dimise.

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