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Barberini

famiglia romana di origine toscana, probabilmente di Barberino Val d'Elsa. Stabilitasi a Roma con Antonio (Firenze 1494-Roma 1559), che si trasferì nello Stato Pontificio dopo essere stato tra i protagonisti dei moti che provocarono la cacciata dei Medici da Firenze, si distinse con Raffaello (Firenze 1532-Roma 1582), mercante sfortunato, ma scaltro diplomatico, che nel 1569 trattò segretamente la conciliazione tra Spagna e Inghilterra, e con Francesco (Firenze 1528-Roma 1600), che si arricchì notevolmente grazie ai suoi incarichi nella corte pontificia. Gli ambiziosi desideri dei Barberini, perseguiti in modo abile e spregiudicato, furono coronati con Maffeo che divenne papa nel 1623 col nome di Urbano VIII, ma finì per attirare su di sé l'odio di molti per il suo sfacciato nepotismo, per la continua spoliazione dei monumenti romani condotta da lui e dai suoi familiari, oltreché per la cosiddetta guerra di Castro. Un altro Barberini, Taddeo (Roma 1603-Parigi 1647), sposò Anna Colonna e fu prefetto di Roma e principe di Palestrina. Nel 1641 occupò militarmente il Ducato di Castro e questo episodio accrebbe l'odio contro i Barberini, sfociato poi nella loro cacciata da Roma alla morte di Urbano VIII. Rifugiatisi in Francia essi ottennero solo grazie all'aiuto del Mazzarino il perdono di Innocenzo X, potendo così tornare a Roma.

La collezione Barberini

Al nome di questa celebre famiglia sono legate importanti opere d'arte antica, già parte della collezione Barberini e oggi disperse in vari musei. Fra queste sono la pittura, cosiddetta Dea Barberini, del Museo Nazionale Romano, la Hera Barberini dei Musei Vaticani, il Fauno dormiente della Gliptoteca di Monaco, la Supplice del Louvre ecc. Anche le antichità di Palestrina portano il nome della famiglia; tra le più notevoli sono la Tomba Barberini, il cui corredo etrusco-orientalizzante si trova ora a Roma (Museo di Villa Giulia), e il celebre mosaico con scene di vita sul Nilo del Museo di Palestrina, sistemato nel palazzo già della famiglia alla sommità dell'antico santuario della Fortuna Primigenia.

Il palazzo fu realizzato per volere di Urbano VIII da Gian Lorenzo Bernini, che subentra alla direzione dei lavori alla morte del Maderno. Nel cantiere lavorava già nel 1629 il giovane Borromini, di cui sono stati individuate realizzazioni autonome in particolari architettonici, e a cui è attribuita la scala elicoidale sul modello del Vignola. Nel dicembre del 2006 Palazzo Barberini è divenuto la sede della nuova Galleria Nazionale d'Arte Antica. In realtà risale alla fine dell'Ottocento l'idea di una raccolta statale che desse lustro a Roma capitale e che potesse conservare il ricco patrimonio artistico costituito da importanti collezioni romane confluite allo Stato in seguito a donazioni e acquisizioni. Nel corso degli anni, alle raccolte Corsini, Torlonia e Monte di Pietà, si aggiunsero le collezioni Odescalchi, Hertz e Chigi, che indussero lo Stato a cercare una sede idonea per la loro esposizione. La soluzione sembrò arrivare nel 1949 quando lo Stato acquistò Palazzo Barberini, ma gli eredi della famiglia nel 1934 avevano dato in affitto una parte del palazzo al Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Grazie ad un accordo sottoscritto dal ministro per i Beni e le Attività Culturali e dal ministro della Difesa, Palazzo Barberini è tornato a disposizione del pubblico.

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