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Barrès, Maurice

romanziere e uomo politico francese (Charmes-sur-Moselle 1862-Parigi 1923). Compiuti i primi studi a Nancy, terminò l'università a Parigi, dove prese a frequentare l'ambiente giornalistico e letterario, collaborando a numerose riviste. Alla ricerca di un principio direttivo per il comportamento umano, Barrès giunge a concludere che ciascuno può raggiungere la felicità solo praticando un metodico egoismo ed elevando un'aristocratica barriera tra il proprio “io”, alla ricerca di sensazioni raffinate e ardenti, e la moltitudine degli altri uomini. Di questo esasperato individualismo si alimentano le sue prime opere, riunite nella trilogia Le culte du moi. Impegnato politicamente, Barrès aderì al boulangismo; eletto deputato di Nancy nel 1889, partecipò attivamente alla vita politica, assumendo una netta posizione antiparlamentare e nazionalistica. Disgustato della corruzione imperante nella Terza Repubblica, si schierò contro i sostenitori di Dreyfus e contribuì a organizzare la Ligue de la Patrie Française. Accademico di Francia e deputato di Parigi nel 1906, sostenne in Parlamento fino alla morte le posizioni della destra. A questa posizione politica è collegata la successiva tesi filosofico-ideologica di Barrès, il quale constata che l'individuo non può realizzare pienamente se stesso se non rendendosi conto dei profondi legami con la tradizione della propria famiglia, della patria, della religione. Nasce così una seconda trilogia: Le roman de l'énergie nationale, che ha nei Déracinés l'opera capace di meglio esprimere l'infelicità di chi si lascia “sradicare” dalla propria terra. Il raffinato gusto estetico spinse Barrès a compiere anche numerosi viaggi alla ricerca di sensazioni esotiche, rimanendo affascinato soprattutto dal misticismo spagnolo e dalla poesia orientale.

Bibliografia

E. Carassus, Barrès et sa fortune littéraire, Parigi, 1970; Z. Sternhell, Maurice Barrès et le nationalisme français, Parigi, 1972; J. Guehenno, Entre le passé et l'avenir, Parigi, 1979.

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