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Beato Angèlico

nome con cui è noto il pittore Fra' Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro (Vicchio di Mugello ca. 1400-Roma 1455). Considerato a lungo un artista isolato, suggestionato dall'arte di Lorenzo Monaco e dal decorativismo tardogotico dei miniatori fiorentini, da cui trae immagini e atmosfere di intensa spiritualità per purezza di ispirazione, ma tuttavia in ritardo sui suoi tempi, permeati dal nuovo spirito rinascimentale, il Beato Angelico ha trovato nella critica moderna una più giusta valutazione: è stata infatti chiarita l'importanza che anche per lui ebbe, oltre alle influenze di Donatello e Ghiberti, la lezione di Masaccio. Nella sua fervida arte, in cui la stilizzazione ancora gotica delle forme e il raffinato cromatismo si fondono con la struttura prospettica e il naturalismo rinascimentali, si riconosce l'aspirazione a un recupero del mondo religioso medievale, contro il laicismo dell'umanesimo quattrocentesco. Non quindi ritardo culturale o debolezza creativa, ma espressione di una precisa finalità religiosa. Nel 1417-18 l'artista risulta già pittore e miniatore a Firenze, ma della sua attività non si hanno indicazioni sicure; tra il 1418 e il 1423 entra nell'ordine domenicano presso il convento di Fiesole, per il quale esegue (ca. 1428-29) il Trittico di S. Pietro Martire (Firenze, Museo di S. Marco), ancora legato a elementi di gusto tardogotico. Nelle opere successive (Incoronazione della Vergine, Parigi, Louvre; Annunciazione, Madrid, Prado; e specialmente il Giudizio Universale, Firenze, Museo di S. Marco) la nuova strutturazione spaziale e prospettica indica quell'adesione all'indirizzo rinascimentale che si ritrova già compiuta nel 1433 col grande Tabernacolo dei Linaioli (Museo di S. Marco), costituito dallo scomparto centrale con la Madonna e il Bambino entro una cornice rientrante con Angeli musicanti, dagli sportelli con figure di Santi sui due lati e dalla predella suddivisa in tre scomparti con Storie di S. Marco e Adorazione dei Magi. Nella splendida Annunciazione (ca. 1435, Cortona, Museo Diocesano), nella Deposizione già in S. Trinità e nella Deposizione per la chiesa al Tempio (entrambe al Museo di S. Marco) si evidenzia l'inserimento delle figure nello spazio architettonico e nel paesaggio con particolari ancora di miniaturistica finezza. Del 1437 è il Trittico di Perugia, eseguito per la chiesa di S. Domenico e ora smembrato tra la Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia e la Pinacoteca Vaticana, che conserva due scomparti di predella con Storie di S. Nicola. Dal 1438 al 1447 l'artista lavorò al convento di S. Marco (contemporaneamente a Michelozzo che ne compiva il rinnovamento architettonico), affrescando la grande Crocifissione del Capitolo e decine di scene nel chiostro e nelle celle (Annunciazione, Trasfigurazione, Incoronazione della Vergine, ecc.): il suo linguaggio diviene spiritualizzato e simbolico, le forme si semplificano, il colore si fa più nitido e trasparente in una diffusa luminosità. Alla fine del 1445 è probabilmente da collocare il primo dei viaggi che l'artista compì a Roma, dove eseguì la decorazione per vari ambienti dei palazzi vaticani. Della sua attività romana rimangono solo gli affreschi della Cappella Niccolina con Storie dei protomartiri Stefano e Lorenzo, dove l'artista svolge composizioni più grandiose e solenni (valendosi anche di allievi, tra i quali Benozzo Gozzoli ), evidentemente volte a inserire la cultura religiosa nell'ambito di quella umanistica romana. Il Beato Angelico morì durante un secondo soggiorno romano, dopo aver iniziato la decorazione della volta della Cappella di S. Brizio nel duomo di Orvieto.

Bibliografia

G. C. Argan, Fra Angelico, Ginevra, 1955; E. Micheletti, Beato Angelico, Novara 1956; B. Berenson, Il Beato Angelico, Milano, 1957; R. Longhi, Beato Angelico, Firenze, 1968; J. Pope-Hennessy, Angelico, Firenze, 1985.