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Becker, Jürgen

scrittore tedesco (Colonia 1932). Ispirato dai testi di Beckett, osserva con sensibilità la realtà odierna. Il mondo che l'autore descrive è quello del condizionamento generale di cui egli stesso è vittima. I suoi frammenti psicologico-narrativi Felder (1964; Campi) e Ränder (1968; Margini) sono momenti joyciani, ritagli della sua situazione esistenziale. Le raccolte di liriche Schnee (1971; Neve), Das Ende der Landschaftmalerei (1974; La fine della pittura paesaggistica), in stretta connessione con quelle di Handke e di Mon, sono di difficile catalogazione. Nel 1977 e nel 1979 ha pubblicato le raccolte di poesie Erzähl mir nichts vom Krieg (Non mi dir niente della guerra) e In der verbleibenden Zeit (Nel tempo che rimane), nel 1981 Fenster und Stimmen. Gedichte und Bilder (Finestre e voci. Poesie e immagini) e, nel 1986, Odenthals Küste (La costa di Odenthal). Del 1983 sono i radiodrammiEigentlich bin Ich stumm (In realtà sono muto) e Die Abwesenden (Gli assenti). Una “cronaca poetica dei giorni della svolta” dopo la caduta del Muro di Berlino è stato definito il volume di liriche Das englische Fenster (1990; La finestra inglese), mentre l'altra raccolta di poesie, Foxtrott im Erfurter Stadion (1993; Foxtrott allo stadio di Erfurt), è un viaggio nell'infanzia alla ricerca del paesaggio della Turingia dove l'autore ha trascorso gli anni dell'adolescenza. Ancora legato al tema della Turingia e ai luoghi dell'infanzia è il racconto Der fehlende Rest (1997; Il resto mancante), nel quale affiorano in forma frammentaria e in sequenze di flash, le immagini remote della guerra e del primo dopoguerra. Journal der Wiederholungen (Diario delle ripetizioni) è il titolo di una raccolta di poesie pubblicata nel 1999.

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