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Belcastro

comune in provincia di Catanzaro (51 km), 495 m s.m., 52,78 km², 1400 ab. (belcastresi), patrono: san Tommaso d'Aquino (terza domenica di marzo).

Centro della Sila Piccola, situato su uno sperone boscoso della valle del fiume Nasari. Di probabile origine greca, fu sede vescovile dal sec. IX al 1818. In età normanna fu baronia dei Falloch (Fallucca) e dal 1290 al 1375 dei D'Aquino (il capostipite Atenolfo, di origini longobarde, portò a termine la costruzione del castello). Passato per successione ai Sanseverino, che ne furono spodestati nel 1401, fu poi di diverse famiglie, tra cui i Ruffo, i Guevara, i D'Avalos e i Poerio. § Domina l'abitato il castello dei D'Aquino (sec. XIV), con mura perimetrali, torrette cilindriche e la massiccia torre quadrilatera; vi si trova anche la cappella dove, secondo la tradizione, sarebbe nato san Tommaso d'Aquino (1225-1274). Nell'ex cattedrale di San Michele Arcangelo, dalla bella facciata romanica a tre portali (dei quali rimane solo quello centrale), sono conservati un fonte battesimale in pietra (sec. XVI), un altare marmoreo (sec. XVII), argenterie e paramenti sacri (sec. XVIII). Nella chiesa della Pietà, con portale quattrocentesco, sono una tavola bizantina della Madonna col Bambino e tre sculture barocche. Da segnalare anche il palazzo Poerio, costruito ai primi del Seicento da artisti roglianesi. Sul colle Timpe sono i resti del castello bizantino. § L'economia si basa in prevalenza sull'agricoltura, che produce olive, uva, frutta e cereali. È praticato l'allevamento ovino, caprino e suino.

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